Ricordando Robert Johnson: 78 anni fa moriva il re del Delta Blues (VIDEO)

Le sue canzoni, il suo modo di suonare la chitarra hanno ispirato intere generazioni di musicisti, compresi artisti di grido che solo a citarli capisci che stai parlando della storia della musica. Il bluesman Robert Johnson, considerato il Re del Delta Blues, se ne è andato il 16 agosto del 1938. Fu un personaggio leggendario, come leggendaria è stata la sua vita, il suo modo di suonare, la sua morte. Addirittura sulla sua sepoltura ci sono dubbi, mancano certezze che possano dire dov’è sepolto veramente.

 L’autore di pezzi straordinari come They’re Red Hot, Cross Road Blues, Sweet Home Chicago, Ramblin’ On My Mind, Walkin’ Blues, Traveling Riverside Blues, rielaborati, risuonati, ricantati da grandi nomi della musica internazionale come Muddy Waters, Red Hot Chili Peppers, Blues Brothers, Eric Clapton, Led Zeppelin, era nato l’8 maggio 1911 a Hazlehurst. Morto a 27 anni in circostanze misteriose, fa parte insieme a Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Cobain, Brian Jones, del ‘club 27’, ovvero quegli artisti morti a 27 anni.

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Tutta la sua vita fu avvolta dalla leggenda. Si disse infatti che per suonare la chitarra nel modo particolare, decisamente all’avanguardia per l’epoca, avesse addirittura venduto l’anima al diavolo. Sembra che nel giro di un anno, dopo la morte della moglie, fosse prima scomparso e poi tornato con una abilità nel suonare la chitarra mai vista.

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Sulla morte, invece, sembra prevalere la tesi dell’avvelenamento: pare che abbia bevuto alcol da una bottiglia aperta, forse dopo aver fatto ingelosire il titolare di un bar per i corteggiamenti alla moglie.

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Dubbi anche sulla sepoltura: sembra che nei dintorni di Greenwood ci siano tre pietre tombali con il suo nome sopra.

AGA

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