Un fan, la follia, quattro colpi di pistola: 36 anni fa l’addio a John Lennon (VIDEO)

Un fan, la follia, quattro colpi di pistola. Pochi istanti per mettere fine alla vita di una leggenda della musica internazionale.

Hey, Mr. Lennon! You’re going to make history“, “Ehi mr Lennon, stai per fare la storia”. Quattro colpi di pistola, il tempo di dire “I was shot…”, “mi hanno sparato”. E poi la corsa al Roosevelt Hospital su una volante della Polizia, dove morì.

 

 

La tragica fine dell’uomo, l’inizio di un mito della musica. Non fosse successo quell’omicidio, il mondo avrebbe festeggiato commemorando John Lennon e i suoi 76 anni – era nato il 9 ottobre del 1940 a Liverpool – e non lo avrebbe ricordato con la commozione di questi giorni.

   Lennon, con Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison, segnò un’epoca della musica internazionale dando vita ai Beatles, attivi dal 1960 al 1970. A Hard Day’s Night, Help!, Yellow Submarine, Let it Be sono solo alcuni passaggi di una discografia infinita che ha regalato emozioni e influenzato produzioni di altri cantanti o gruppi. Come ammesso, ad esempio, da David Gilmour, chitarrista dei Pink Floyd. John Lennon, però, riuscì ad andare oltre. Conclusa l’esperienza con la band di Liverpool, fu forse l’unico a riuscire a rimanere su certi livelli durante il periodo solista: Jealous Guy, Imagine, Give Peace a Chance, Working Class Hero restano nella mente di tutti gli appassionati del periodo Beatles. E chissà quanti altri capolavori avrebbe potuto regalare a milioni di fans l’intellettuale dello storico gruppo londinese. E’ di questa opinione anche Mark Chapman, colui che l’8 dicembre del 1980 decise che Lennon doveva smettere di emozionare con le sue canzoni esplodendogli contro i 4 colpi di pistola.

“Mi dispiace di essere stato un idiota e di aver scelto il modo sbagliato per raggiungere la gloria- ha detto Chapman durante una delle sue tantissime domande di libertà vigilata- Molte persone lo amavano. Era un grande e talentuoso uomo e molta gente ancora soffre per colpa mia. Ricevo ancora tantissime lettere e questo significa che il mio non è stato un crimine normale”.

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