Semplicemente ‘US’: le emozioni in blues nel nuovo album di Niki La Rosa (VIDEO)

“Avevamo voglia di fare un disco più spontaneo, più suonato. Con i ragazzi si è formato questo gruppo, mi hanno trascinato in studio di registrazione e si è fatto questo disco, senza sovraincisioni, ‘live’. Un disco senza sovraincisioni, come fosse un live”. Come fosse, soprattutto, un gran bel disco. Perché ‘Us’, quarto album di Niki La Rosa, è veramente un gran bel disco. Al Monk Circolo ARCI di Roma, complice la festa organizzata per celebrare i 15 anni del format radiofonico “Mojo Station – Il Blues e le Sue Culture”, in onda sulle frequenze della storica emittente Radio Città Futura, Niki ha concluso alla grande una serata iniziata con la voce e il contrabbasso di Lucio Villani, proseguita con il blues psichedelico di Trickster e con la carica dei 28 elementi della band romana ‘Caracca’.

 

Fino a Niki La Rosa Group. Pieno di energia e semplicità, ‘Us’ ti conquista in ognuna delle 13 tracce e per più di un motivo: su tutti, la qualità degli artisti, a partire da Niki e la sua chitarra acustica, passando per lo straordinario Roberto Luti alla chitarra elettrica-slide (Playing For Change, Luke Winslow King, T.R.E.S), Massimo Gemini al sax (Snaporatz e Blood Brothers), Marco Bachi al basso (Bandanbardò) e Piero Perelli alla batteria (Dana Fuchs, Emma Morton). Artisti straordinari, che hanno ispirato il titolo dell’album, che nasce infatti dalla gratitudine di Niki nei confronti dei suoi musicisti e anche alcune delle canzoni. Come Roberto” dedicata al suo caro amico e collaboratore Roberto Luti, uno dei migliori chitarristi in circolazione se non il migliore – e “I’ve got a friend”  dedicata sempre a Roberto Luti, Massimo Gemini e Giacomo Fulceri, amici di Niki La Rosa.

   ‘Us’, come detto, è veramente un gran bell’album: mescola folk, pop e blues, partita la prima traccia, una piacevolissima Everytime, non puoi non arrivare a sentire tutto il disco, con melodie che ti rapiscono come poche altre. E fin dal primo ascolto. Perché, come racconta Niki, a proposito di questo album “suonato completamente”, il suo desiderio è far sì che chi lo ascolta in un concerto ritrovi nell’album “quello che ha sentito dal vivo. Noi si aveva voglia di suonare”. Trentotto anni, autodidatta, Niki La Rosa nasce a Glasgow da mamma scozzese e papà livornese che, curiosamente, si sono conosciuti dopo che lui era andato a lavorare in un ristorante italiano a Londra e lei era arrivata a Roma dopo aver girato l’Europa in autostop: “Musicalmente sono autodidatta- racconta a D.O.M- ho iniziato a suonare a 10 anni. Cercavo attraverso lo strumento certe melodie che avevo nella testa”. Grande musicista, Niki non ascolta troppa musica anche se quella che sceglie è di grande qualità: “Un artista mi deve colpire- spiega- Grande influenza su di me l’hanno avuta Eric Clapton, con Unplugged, e Pino Daniele mentre in questi ultimi anni mi sta piacendo John Mayer”.

La passione per la musica di Niki nasce anche grazie alla propria famiglia: “Mio zio era il bassista di Gerry Rafferty (cantante folk rock scozzese, ndr) e la canzone Baker Street era dedicata proprio a lui- ricorda- Era un personaggio incredibile. Poi intorno ai 10 anni un amico di mio padre mi regalò una chitarra classica. Non ho mai preso lezioni per imparare a suonarla”.20170114_235259

 

In Gran Bretagna c’è sicuramente una cultura musicale diversa dalla nostra, a partire dall’ascolto della musica, passando per come viene considerato un musicista di strada: “Per esempio a Londra, dove ho vissuto tra il 2011 e il 2015, ci sono luoghi dove puoi suonare senza permesso e altri dove serve. In Italia in alcuni posti ci sono difficoltà in più, ma per esempio io suono a Roma, a Trastevere, una piazza magica. Suona in strada è meraviglioso”. Per Niki suonare in strada “è stata una scuola incredibile, lo faccio dal 2009. Dico che è una esperienza da fare. Rischiare. Vuoi fare il musicista? Fallo. Ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera consiglio di fare questa esperienza della strada, fatela. Se avete voglia e possibilità girate il mondo. Nel 2011 ricordo che ero a Londra e stare in una grande metropoli. E per me vivere e sopravvivere con i soldi che mi ero guadagnato mentre facevo musica era una emozione incredibile”.

 

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