Tre anni senza PINO DANIELE, tre anni di vuoto incolmabile

Straordinario chitarrista, bluesman come pochi in Italia, artista innovatore nel nostro paese, tra gli Anni 70 e 80: in due parole, Pino Daniele.

Sono già passati 3 anni dalla morte di Giuseppe ‘Pino’ Daniele, nato a Napoli il 19 marzo del 1955, scomparso a Roma il 4 gennaio del 2015. Da anni alle prese con problemi di cuore, Daniele si era sentito male nella sua casa di campagna in Toscana ma la corsa fino al Sant’Eugenio di Roma, dov’era seguito da anni, è servita a poco.

In tanti anni di carriera ha collaborato con artisti come Franco Battiato, Francesco De Gregori, Lucio Dalla per rimanere in Italia, con Pat Metheny, Eric Clapton, Chick Corea, Robert Randolph e Joe Bonamassa andando oltre confine. Esordì in un complesso chiamato New Jet, ma le prime significative esperienze di composizione ed esecuzione in gruppo ci furono con la band Batracomiomachia, tra gli altri con Paolo Raffone, Rosario Jermano, Rino Zurzolo, Enzo Avitabile ed Enzo Ciervo. Ma fu il 1976 l’anno della maturazione artistica di Daniele che entrò a far parte come bassista dei Napoli Centraleensemble partenopeo di primissimo piano in cui il musicista venne a contatto con diversi strumentisti fra i quali spicca il nome di James Senese. Il sassofonista napoletano avrebbe in seguito contribuito in modo rilevante alla crescita musicale di Pino Daniele e alla realizzazione di alcuni dei primi album dell’artista come Pino Daniele (1979), Nero a metà (1980) e Vai mo’ (1981).

Solo di album di inediti, Pino Daniele ne ha incisi 23, oltre a 7 live e circa una ventina di raccolte. 

“Dopo la morte di mio padre, nei mesi successivi- ha raccontato la figlia Sara, intervista da ‘OGGI– quando il rumore intorno a noi si era spento e l’attenzione scemata, quando la gente pensava che ormai il brutto fosse passato, è successo che io mi sono persa. Ma per davvero. Passavo la mia giornata in tuta e alle 11 del mattino avevo già il bicchiere di vino in mano. Odiavo tutto e tutti. Per prima me stessa”. In questi tre anni Sara ha fatto “tante cose”, “tante scelte, tante sfide, è normale che io mi chieda cosa mio padre ne avrebbe pensato. Sarebbe fiero di me oggi? Ho la fortuna di sentire ancora la sua voce, ma non è l’artista che mi manca, ma il padre”.

 

https://youtu.be/ILdVRWgBNOg

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