24 anni senza KURT COBAIN, il simbolo di una generazione

Era l’8 aprile del 1994 quando Kurt Cobain fu trovato morto nella sua casa di Seattle.  Suicidio, dissero i medici legali. Suicidio che secondo gli inquirenti era avvenuto 3 giorni prima, il 5 aprile.
Anche Kurt, scomparso a 27 anni, finì inevitabilmente nel ‘Club 27‘, ‘riservato’ a quegli artisti scomparsi a 27 anni. Cobain andava ad aggiungersi a quell’elenco già composto da Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison, che oltre ad essere venuti a mancare alla stessa età, avevano una ‘J’ nel nome.

Mentre il 1994 era stato un anno d’oro per i Nirvana, la vita privata di Cobain era sempre più minata dalla depressione e dall’abuso di droga. Riservato e schivo Kurt non conviveva bene con l’onda di successo che aveva travolto i Nirvana, tanto da rifiutare anche l’ingaggio al prestigioso festival Lollapalooza dell’estate 1994.

Da quel momento per Kurt fu tutto in salita: il 18 marzo la moglie Courtney Love telefonò alle forze dell’ordine dichiarando di “temere che il marito si fosse suicidato”. Kurt durante un litigio si era infatti chiuso a chiave in una camera della loro casa, portando con sé una pistola. Ma quel giorno Kurt non si tolse la vita, e la polizia parlò con i coniugi confiscando loro armi da fuoco e pillole.
Poco tempo dopo Cobain accettò di sottoporsi a un programma di disintossicazione, ma fuggì dalla clinica la notte stessa: era il 1° aprile. Uno degli ultimi giorni di vita di Kurt.

La mattina dell’8 aprile 1994 il corpo di Cobain fu trovato da un elettricista presso il garage nella sua casa sul lago Washington. L’uomo era venuto per installare delle luci di sicurezza, ma si trovò di fronte il corpo senza vita di Kurt con accanto un fucile a pompa modello Remington M-11 calibro 20 e una lettera d’addio. L’autopsia successivamente confermò che la morte di Cobain fu causata da un colpo di fucile autoinflitto alla testa. Il rapporto disse anche che Cobain era morto con tutta probabilità nel pomeriggio di martedì 5 aprile 1994.

Nella lettera di suicidio Cobain citò una canzone di Neil Young, Hey Hey, My My (Into the Black): che diceva “It’s better to burn out than to fade away” “E’ meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente”.

 

Questa la lettera d’addio con parole piene di dolore e sofferenza che fu trovata accanto al corpo di Kurt. La lettera era indirizzata a ‘Boddah’, l’amico immaginario d’infanzia di Kurt. 

“A Boddah

Vi parlo dal punto di vista di un sempliciotto un po’ vissuto che preferirebbe essere uno snervante bimbo lamentoso. Questa lettera dovrebbe essere abbastanza semplice da capire. Tutti gli avvertimenti della scuola base del punk-rock che mi sono stati dati nel corso degli anni, dai miei esordi, intendo dire, l’etica dell’indipendenza e di abbracciare la vostra comunità si sono rivelati esatti. Io non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla e nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Per esempio, quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento il maniacale urlo della folla cominciare, non ha nessun effetto su di me, non è come era per Freddie Mercury, a lui la folla lo inebriava, ne ritraeva energia e io l’ho sempre invidiato per questo, ma per me non è così. Il fatto è che io non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei. Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo (e l’apprezzo, Dio mi sia testimone che l’apprezzo, ma non è abbastanza).

Ho apprezzato il fatto che io e gli altri abbiamo colpito e intrattenuto tutta questa gente. Ma devo essere uno di quei narcisisti che apprezzano le cose solo quando non ci sono più. Io sono troppo sensibile. Ho bisogno di essere un po’ stordito per ritrovare l’entusiasmo che avevo da bambino. Durante gli ultimi tre nostri tour sono riuscito ad apprezzare molto di più le persone che conoscevo personalmente e i fan della nostra musica, ma ancora non riesco a superare la frustrazione, il senso di colpa e l’empatia che ho per tutti. C’è del buono in ognuno di noi e penso che io amo troppo la gente, così tanto che mi sento troppo fottutamente triste. Il piccolo triste, sensibile, ingrato, Pesci, Gesù santo! Perché non ti diverti e basta? Non lo so. Ho una moglie divina che trasuda ambizione ed empatia e una figlia che mi ricorda troppo di quando ero come lei, pieno di amore e gioia.

Bacia tutte le persone che incontra perché tutti sono buoni e nessuno può farle del male. E questo mi terrorizza a tal punto che perdo le mie funzioni vitali. Non posso sopportare l’idea che Frances diventi una miserabile, autodistruttiva rocker come me. Mi è andata bene, molto bene durante questi anni, e ne sono grato, ma è dall’età di sette anni che sono avverso al genere umano. Solo perché a tutti sembra così facile tirare avanti ed essere empatici. Penso sia solo perché io amo troppo e mi rammarico troppo per la gente. Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono troppo un bambino incostante, lunatico! Non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.

Pace, amore, empatia. Kurt Cobain.

Frances e Courtney, io sarò al vostro altare.

Ti prego Courtney continua ad andare avanti, per Frances.

Perché la sua vita sarà molto più felice senza di me.

VI AMO. VI AMO”.

 

Leggi il ricordo di Kurt del gruppo NIRVANA ITALIA

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