‘LOOK CLOSER’ dei PHANTOMATICA, un album nostalgico

Il fatto che gli Smashing Pumpkins abbiano dato una svolta ed un cambiamento radicale al corso dell’Alternative Rock dagli anni novanta in poi era già palese, e continua ad esserlo nell’ascoltare i Phantomatica, quartetto marchigiano, ed il loro album di debutto ‘Look Closer’.

Un LP che sa di già vissuto mille volte e che ripropone un gusto che ancora ha qualcosa da dire e riesce a dirla nel modo che gli anni novanta hanno insegnato.
In varie interviste i Nirvana hanno dichiarato di aver passato i loro viaggi in tour ascoltando Abba e Pixies, cosa che apparentemente potrebbe dire nulla, ma ad un orecchio attento giustifica quell’ardore Pop che sovrasta le scelte di una grandissima fetta della scena americana degli anni novanta e non solo, una scena che ha insegnato a riscrivere il Rock rendendolo un quadretto famigliare che sa accogliere gli ascoltatori.

I Phantomatica, citando tra le loro influenze principali gli Smashing Pumpkins, fanno centro in una maniera esagerata e propongono un lavoro che sa di sporco e sa di melodico, in un connubio tra energiche cannonate di riff e inaspettati intermezzi acustici che non fanno altro che avvicinare il gruppo ai quattro di Chicago.

Tutto ciò è qualcosa che potrebbe essere tranquillamente confutato dalla traccia di apertura,Drop it‘,  accompagnata anche da un video, traccia che sa di Southern Rock e trasuda Blues da ogni poro ed il suo fuzz e gli assoli in wah wah non fanno altro che testimoniare la scelta. E’ un pezzo puramente Rock, che trascina col ritornello radiofonico e sa accompagnare tranquillamente l’ascoltatore che non può rimanere indifferente.

L’elemento sorpresa arriva subito alla seconda traccia, ‘Impossible possibility‘, che si apre con una chitarra acustica che da quasi l’immagine di una spiaggia deserta, una spiaggia che si riempie di ricordi in accordi maggiori e che culmina in un ritornello che è puramente Pop e che lascia ampia immaginazione e interpretazione a chi ascolta, ma sopratutto lascia sospesa una domanda; che cosa sto ascoltando? Questa è la domanda giusta da porsi.

La risposta arriva con la terza traccia, ‘Revelations’, una traccia lenta e dolce che parla un linguaggio semplice quanto efficace, una traccia enigmatica, che ricorda moltissimo la svolta di Ava Adore degli Smashing Pumpkins, che sembra avere un’influenza preponderante in tutto il lavoro di produzione del disco in questione.
‘Phony Tail‘, la quarta traccia, è aperta da un quieto arpeggio di chitarra che esplode in riff lunghi e monotoni di chitarra che racchiudono il ritornello in un guscio sicuro che riesce a reggere tutto richiamando in certi momenti la voce di Dexter Holland (Offspring).
E’ un pezzo che fa quasi da ponte tra la prima metà del disco e la seconda, una traccia quasi anonima, ma che serve per trampolino di lancio per un cambio radicale, cambio che arriva con la quinta traccia, ‘Bittersweet Pain‘, dal sentore puramente “Pumpkiniano”.
Un pezzo sognante, lento ed aperto che intona ‘Siamese Dream’ da ogni poro e riesce a farlo in maniera egregia, riporta la mente di ogni nostalgico a quegli anni novanta che non ci sono più e che talvolta vengono riproposti senza nessuna anima, senza alcuna coscienza.
Qui non è così, perché sebbene col rischio dell’emulazione, viene proposto qualcosa che non si sentiva in maniera così cristallina da molto tempo.

Solo questo dovrebbe essere un punto a favore.

La sesta traccia,Bittersweet pleasure’, è pressoché il continuo drastico del pezzo precedente, un Rock’n’Roll anomalo che va a concludersi con un arpeggio di pochi secondi che trascende il resto della traccia.
Sailor è un’altra traccia che sa di Siamese Dream e che conferma le ottime reinterpretazioni del gruppo di un decennio che ha cambiato il corso della musica alternativa.
La capacità di non risultare un semplice tentativo di plagio spicca nelle intuizioni chiare e definite che contraddistinguono le scelte semplici come l’inserimento della tastiera che va a fare da collante tra riff e sezione ritmica. Avere compreso appieno un intero movimento musicale vuol dire sopratutto saperlo riproporre con originalità e qui ci si riesce.
L’ottava traccia, ‘Nosedive’, richiama molto la traccia di apertura nel suo essere radiofonica ed americana, ma lascia comunque qualcosa addietro che si ricongiunge al resto del lavoro.
‘Mr. Nobody’, la nona traccia, è la traccia che più sa di Offspring, che più sa di Pop Punk e di spensieratezza. Tutto si regge nel ritornello che non lascia altro che libertà di immaginazione e che prosegue con un intervento costante di parte solista di chitarra. Un pezzo che potrebbe essere la colonna sonora di una qualsiasi Serie Tv anni novanta.
La chiusura del disco con il brano ‘I am not the only one’, è una pura dichiarazione d’amore agli Smashing Pumpkins e al genio di Corgan.

Non resta altro da dire se non che i quattro marchigiani hanno saputo cogliere appieno le sfumature impressionanti ed innumerevoli che i loro mentori hanno saputo esprimere e consolidare come Mantra nel complesso mosaico che sono gli anni novanta. ‘Look Closer‘ dei Phantomatica resta un disco che ha qualcosa da dire e può essere apprezzato non solo da coloro che hanno ancora nelle orecchie e nel cuore il bisogno di nostalgia, ma anche da coloro che sanno apprezzare delle ottime idee, pur se legittimamente estemporanee.

(Rom)

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