Diabolica leggenda, mito del Blues: 107 anni fa nasceva Robert Johnson

Geniale. Diabolico. Leggendario. Unico. E potrebbe bastare questo. No? Sweet Home Chicago, They’re Red Hot, Ramblin’ On My Mind, Malted Milk. E tanto altro ancora. Perché Robert Johnson è stato un personaggio entrato da subito nel Mito, per la vita che ha vissuto, per la sua musica. 

Nato 107 anni fa a  Hazlehurst, in Mississipi, l’8 maggio del 1911, se n’è andato ad appena 27 anni, aprendo di fatto le ‘iscrizioni’ al leggendario, maledetto club 27, in cui di diritto, entreranno poi a far parte, negli anni successivi, artisti come Jimi Hendrix, Brian Jones, Jim Morrison, Janis Joplin ed altri ancora.

 

 

Improvvisamente chitarrista geniale, forse ‘troppo’ avanti per quei tempi, tanto da far gridare al “ha venduto l’anima al diavolo”, dopo aver mostrato e insegnato al mondo come il blues avrebbe cambiato il mondo della musica, la vita di Robert Johnson non avrebbe mai potuto avere una fine normale, banale, in qualche modo ‘tradizionale’… Sembra infatti che un veleno abbia messo fine ai suoi giorni dopo aver  bevuto alcol da una bottiglia aperta, e soprattutto dopo aver fatto ingelosire il titolare di un bar, Ralph, per aver corteggiato la moglie Bea. Un primo tentativo, poi il secondo (riuscito) di uccidere un rivale in amore, ma soprattutto uno straordinario e incredibile musicista.

 

 

E la leggenda Johnson è continuata anche dopo la sua morte. Non c’è infatti certezza neanche a proposito della sua sepoltura. Sembra, infatti, che ne esistano ben 3 di lapidi: una a nord di Greenwood, probabilmente la più verosimile; una seconda presso la chiesa di Mount Zion; la terza fuori da Quito.

Molti artisti hanno realizzato cover delle canzoni di Johnson (parliamo di una eredità di appena 29 tracce effettive, più 13 versioni alternative, a causa della prematura scomparsa), tra cui:

  • I Led Zeppelin hanno realizzato una rivisitazione di Travelling Riverside Blues nell’album Coda
  • I White Stripes hanno realizzato una cover di Stop Breakin’ Down Blues nel loro primo disco, The White Stripes.
  • I Rolling Stones inclusero una cover di Love in Vain nel loro album Let It Bleed (1969), e una cover di Stop Breaking Down nel loro album Exile on Main St. (1972)
  • I Red Hot Chili Peppers hanno realizzato una cover di They’re Red Hot nell’album Blood Sugar Sex Magik del 1991
  • I Cream hanno realizzato una cover di Cross Roads Blues cambiando leggermente il titolo in Crossroads.
  • I Blues Brothers hanno realizzato una cover di Sweet Home Chicago.
  • I Gun Club incisero una cover di Preaching Blues che venne pubblicata su Fire of Love (nel disco viene chiamata Preaching The Blues).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *