La malattia, l’addio: 37 anni fa moriva BOB MARLEY. Ma iniziava il mito

Un’unghia. Una maledetta unghia. E poi la passione per il calcio, la superstizione e la scelta di non intervenire drasticamente su quell’alluce che poi sarebbe risultato purtroppo drasticamente decisivo nella malattia che se lo è portato via.

Sono passati 37 anni dalla morte del re del Reggae,  una fine assurda, drammatica. Era l’11 maggio del 1981 quando al mondo fu annunciata la morte di Robert Nesta Marley, semplicemente ‘Bob’. 

Era luglio 1977 quando Bob notò una ferita nell’alluce destro, e pensò di essersela procurata in un incidente durante una partita di calcio. Addirittura durante un’altra partita l’unghia si staccò. Solo a quel punto fu fatta la diagnosi corretta: melanoma maligno che cresceva sotto l’unghia dell’alluce. Da alcuni medici gli fu consigliato di amputare l’alluce, da altri solo il letto dell’unghia; Bob scelse la seconda opzione ma il melanoma non fu curato del tutto e progredì fino al cervello.

Ma nulla al mondo lo avrebbe mai fermato. Perché nonostante tutto riuscì ad organizzare, per il 1978, Marley organizzò un nuovo  e famoso concerto politico in Giamaica, dal nome One Love Peace Concert, sempre nel tentativo di arrestare l’ostilità tra i due partiti in guerra. Su espressa richiesta di Marley, i due leader rivali, Michael Manley ed Edward Seaga si incontrarono sul palco e si strinsero la mano.

Nel 1980 il disco Uprising segna la fine della produzione di Bob Marley. Si tratta di un disco pregno di significato religioso, che contiene singoli come Redemption Song e Forever Loving Jah.

Il cancro, nel frattempo, si diffondeva nel suo corpo. Dopo aver concluso una trionfale tournée estiva in Europa, dove svolse il suo più grande concerto a Milano davanti a 100.000 persone, il 27 giugno 1980. Marley tornò negli USA e portò a termine le prime date del programma. Dopo 2 concerti al Madison Square Garden di New York però Marley ebbe un collasso facendo jogging al Central Park. Il 23 settembre 1980 Bob tenne il suo ultimo concerto, allo Stanley Theater a Pittsburgh. Tutti questi concerti fecero parte del suo ultimo tour prima della morte, l'”Uprising Tour”.

Dopo l’evento, Bob andò a Monaco, in Germania, per un consulto medico: il suo cancro si era sviluppato molto e non si poteva più trattare. I dreadlock di Marley erano troppo pesanti e i capelli erano sempre più indeboliti a causa del cancro, decise allora di tagliarseli leggendo dei passi della Bibbia, fu una decisione molto sofferta: avere i dreadlock significava essere Rasta, i dreadlock erano la sua vita.

 

 

Un ulteriore peggioramento si avvertì nel volo di ritorno dalla Germania verso la Giamaica. Il volo fu quindi deviato in direzione di Miami, dove Bob venne ricoverato presso il Cedar of Lebanon Hospital, dove morì la mattina dell’11 maggio 1981. Poco prima di morire Bob decise di parlare con tutti i suoi figli e le sue ultime parole furono rivolte al figlio Ziggy Marley: “Money can’t buy life” (“i soldi non possono comprare la vita”).

Bob Marley ricevette i funerali di stato in Giamaica, con elementi combinati dei riti delle tradizioni dell’ortodossia etiopica e Rastafari.  

La sua attività è iniziata nel 1961 con il primo singolo Judge Not. Nel 1964 il primo passo verso il successo: Bob fonda i The Wailers, la band che lo seguirà nei suoi successi. Il primo album dei Wailers, Catch a Fire fu pubblicato su scala mondiale nel 1973, riscuotendo successo. Negli anni successivi arrivarono successi come ‘Get Up, Stand Up’, ‘I Shot the Sheriff’. E poi ancora Exodus, Kaya, No Woman No Cry, Sun is Shining. E poi ancora album come Rastaman Vibration e soprattutto come Uprising.

 

 

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