Cala il sipario sulla mostra dei PINK FLOYD, occasione persa!

“Siamo in Italia…”. Una malinconica constatazione. Che ti fanno quando entri al Macro, via Nizza, il museo che in questi mesi ha ospitato il sospirato e attesissimo museo dei Pink Floyd. Il sospiratissimo, attesissimo, ma non troppo apprezzato museo sulla più influente e grande band degli ultimi 50 anni.

Quella che doveva ripetere almeno i 400mila visitatori di Londra del 2017, quella che doveva attingere da un bacino di fan floydiani come pochi al mondo (al di fuori della Gran Bretagna, l’Italia è il paese che ne conta di più), alla fine si è rivelata essere una piccola grande (grandissima) delusione.

Non esistono ancora numeri ufficiali, forse saranno divulgati, o forse no. Inizialmente, in via ufficiosa, si parlava di una chiusura fissata per l’1 luglio, diventata poi improvvisamente 20 maggio per ‘colpa’ di una improvvisa disponibilità tedesca ad ospitare la mostra. Disponibilità poi evidentemente ‘posticipata’ visto che la chiusura è slittata al 27 maggio. E, purtroppo, tale è rimasta. Ora, destinazione Germania per ‘The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains’.

Oggi, 27 maggio, siamo tornati alla mostra, per un’ultimo giro, per vedere anche l’aria che tirava.

Alle 9, orario di apertura, nessuno in fila alla biglietteria. Alla cassa ci accoglie una giovane ragazza sorridente che, malinconicamente, ci risponde con un “si, chiudiamo oggi alle 21. E’ venuta poca gente? Eh, siamo in Italia…”.

 

 

Due figuri, due dipendenti, forse stanchi vista l’ora, un po’ forzatamente ci danno gli auricolari per ascoltare la musica e controllano il nostro biglietto. In questi mesi si è puntato molto il dito contro l’accoglienza, considerata…poco accogliente. A dir la verità, una conferma l’abbiamo avuta.

Arriva poi il momento di entrare. E lì hai ancora una volta, pur essendo alla terza presenza alla mostra, di entrare in un mondo a parte, a contatto con 50 anni di storia (della musica).

La follia geniale di Syd Barrett, il primo album dei Pink Floyd, il dietro le quinte di album, canzoni, copertine coincise con gli inizi della band. E poi gli album che hanno fatto/cambiato la storia, come The Dark Side Of The Moon, Atom Heart Mother, Ummagumma: splendida la gigantografia di quest’ultimo, avvicinandoti ti sembra quasi di ‘entrare’ nell’album. Bello vedere, alle 9 di domenica mattina, una famiglia intera, con figliolo piccolissimo al seguito, girare con lo sguardo rapito tra un album e l’altro: bellissimo lo stupore del piccolo fan dei Floyd davanti ai cartoni animati di The Wall.


E poi gli strumenti, gli altri album, raccontati dai protagonisti, i live descritti minuziosamente. Chi ha scelto di esserci ha visto aprirsi un mondo pazzesco, chi ha detto ‘no grazie’ non sa cosa si è perso. E purtroppo non vale neanche un ‘sarà per la prossima volta’. Peccato per chi non è andato, per chi non è potuto andare e forse anche per la scelta della location, non facilmente raggiungibile, non di passaggio. Ma ne valeva la pena.

Semplicemente, ‘un’occasione persa’.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *