Maledetto 29 maggio: 21 anni fa l’addio a Jeff Buckley

È il 1997, la sera del 29 maggio. Un furgone si ferma, improvvisamente sulle rive del Wolf River, un affluente del Mississippi. Scende un ragazzo, un trentenne: la voglia di farsi il bagno è troppo forte, gli studi di registrazione possono attendere. E sì, perché quel ragazzo è un giovane cantante, la sua popolarità è crescente, le sue qualità sono indiscusse, la sua musica è straordinaria.

Il mondo lo sta scoprendo e imparando ad amare nonostante un atteggiamento e un carattere schivo.
Quel ragazzo, che per farsi il bagno ha fatto fermare il furgone guidato dal suo roadie Keith Foti, è Jeffrey Scott ‘Jeff’ Buckley, nato ad Anaheim il 17 novembre 1966, cantautore e chitarrista. Figlio del cantautore Tim Buckley, riscosse grande successo principalmente in Francia e in Australia e poi, dopo il suo decesso avvenuto per annegamento, appunto il 29 maggio 1997, in tutto il mondo, tanto che i suoi lavori sono rimasti famosi nel tempo e appaiono regolarmente nelle classifiche delle riviste di settore.
   Negli Anni 90 iniziò a comporre diversi brani, tra cui Grace e Mojo Pin, e sul finire del 1991 iniziò a suonare nella band di questo, i Gods and Monsters. Si trasferì definitivamente a New York, vivendo nella Lower East Side. Il giorno dopo il debutto ufficiale dei Gods and Monsters, nel marzo 1992, abbandonò la band.

Iniziò ad esibirsi come solista in diversi locali di Manhattan, apparve per la prima volta nel piccolo locale irlandese nell’aprile 1992, e da quel giorno continuò ad esibirvisi regolarmente ogni lunedì. Il suo repertorio spaziava dal folk al rock, dall’R&B al blues e al jazz. Si appassionò a cantanti come Nina Simone, Billie Holiday, Van Morrison e Judy Garland. Suonò cover di Led Zeppelin, Nusrat Fateh Ali Khan, Bob Dylan, Édith Piaf, Elton John, The Smiths, Bad Brains, Leonard Cohen, Robert Johnson e Siouxsie Sioux.


Raggiunse un incredibile successo con l’album Grace, che fu pubblicato il 23 agosto 1994. Oltre a 7 pezzi inediti, l’album includeva 3 cover: “Lilac Wine”, basata sulla versione di Nina Simone, “Corpus Christi Carol” di Benjamin Britten, e “Hallelujah” di Leonard Cohen, che gli portò il successo per via de “l’eccellente interpretazione”. I pareri dei critici furono entusiasti, Grace ottenne, anche, apprezzamenti da musicisti celebri, tra cui Jimmy Page, che definì Grace “il mio disco prefeerito del decennio”.

Tornando a quella maledetta sera, Jeff si immerse nel fiume tenendo, però, addosso i vestiti e gli stivali, arrivando fino ai piloni del ponte dell’autostrada (canticchiando il ritornello di Whole Lotta Love dei Led Zeppelin), nello stesso momento in cui stava transitando un battello che probabilmente creò un gorgo che lo risucchiò. Il cantante scomparve dalla vista di Keith Foti, che chiamò la polizia che, pur avendo ordinato un dragaggio della zona, non trovò nulla.

 Il corpo fu trovato solo il mattino del 4 giugno, avvistato da un passeggero del traghetto American Queen, impigliato tra i rami di un albero sotto il ponte di Beale Street, la via più importante di Memphis. Gene Bowen (tour manager di Buckley) riconobbe il corpo da un piercing all’ombelico e dalla maglietta indossata. L’autopsia non rilevò tracce di alcol etilico o di droghe; il caso venne archiviato come incidente.

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