Ecco l’album omonimo de LE TENDENZE- RECENSIONE

L’album omonimo de Le Tendenze, uscito lo scorso 26 aprile, è un disco piuttosto curato dal punto di vista degli arrangiamenti e della produzione. 
Il disco è molto energico fin dall’inizio, con una chiara presa di posizione su sonorità electro rock che ricordano i Subsonica.
A livello musicale, i pezzi scorrono bene.

Una bella idea quella di ritornare a mischiare elettronica e rock, ma forse non passa del tutto quest’intuizione, non passa perché si tratta di riproporre qualcosa che già da tempo ha preso piede e si è conformato in varie modalità; lungo tutto il lavoro ci sono tanti spunti interessanti, ma rimangono statici e non si sviluppano.
Il risultato è un corpus musicale coerente con sé stesso (a tratti anche troppo, sfociando quasi nell’autocitazione) e godibile ma che non dice nulla di nuovo alle orecchie, con l’eccezione del brano di chiusura ‘Lato Oscuro’ (Electro-Acustica): qui si conferma il già detto, ovvero il fatto che non ci si riesca a sganciare del tutto dalle intuizioni stesse non si riesca a mettere bene a fuoco il progetto, che è ambizioso, e lo è di primo impatto, con dei testi che vogliono dire qualcosa a tutti i costi e il lavoro strumentale che cerca di evolversi. Il pezzo, comunque, si distingue rispetto agli altri per volontà di sperimentazione.

La questione dei testi è quella più complessa e delicata.
Le Tendenze vogliono in tutti i modi far pensare l’ascoltatore, cercando di impressionarlo con frasi ironicamente taglienti che si imprimano a fuoco nelle orecchie. Nulla di più lontano dal risultato finale. Ma ci sono vari problemi di fondo che gli impediscono di farlo, sia nel loro lavoro compositivo chiaramente acerbo, sia in quella che è la percezione odierna del testo “autoriale”.

La recente scena indie italiana, passata ormai da un paio d’anni alla ribalta del mainstream (e quindi dell’aumento della sua sfera di influenza), ha profondamente cambiato il modo di scrivere testi e l’approccio dell’ascoltatore ad essi. In linea generale, la novità più grande è stata l’inserimento in massa di termini, gesti ed espressioni del parlato comune, che però ha per contro portato ad un impoverimento del suolo testuale.

E’ vero, l’indie potrebbe essere il seme di partenza, ma è ancora in stato embrionale (anche se ciò non allontana né solleva dalle responsabilità artistiche e dal talento di ogni singolo artista), così come la scrittura dei Le Tendenze.

Culmine massimo di ciò è il quarto brano, ‘Esemplare difettoso’, che esplode in un testo che sembra essere un sermone carico di pretenziosità su quanto il punto di vista dell’autore sia graziato da una profondità interiore rara e innata. Purtroppo, però, nel concepimento dei testi di questo album quel “gene irriverente” che viene citato, sembra non avere futuro, non dentro il pezzo perlomeno.
Ci sono vari aspetti che rendono il disco interessante, ma forse andrebbe riletta sotto chiavi un attimo più lineari e prudenti quella che è la sua idea di partenza.

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