Happy Birthday Howlin’ Wolf, eterna Leggenda Blues

Compie 108 anni uno dei più grandi bluesman di sempre.  Chester Arthur Burnett, per gli appassionati Howlin’ Wolf, nasce a White Station, nel Mississipi, il 10 giugno 1910. Cantante, chitarrista e armonicista, è considerato uno dei massimi esponenti della musica blues.  Presumibilmente adottò il nome d’arte con cui è divenuto celebre alla fine degli ’20 in omaggio o alle storie sui lupi che era solito raccontargli il nonno o all’omonima canzone del contemporaneo bluesman Funny Papa Smith. Da giovane ascoltava Charlie Patton, che tra l’altro gli insegnò a suonare la chitarra, i Mississippi Sheiks, Tommy Johnson e Jimmie Rodgers, il cui “blue yodel” venne in futuro integrato nello stile dello stesso Wolf.

Inoltre lo straordinario Sonny Boy Williamson II, che per un periodo visse assieme a lui e a sua sorella, gli insegnò a suonare l’armonica a bocca.

 

 

Nel 1962 fece uscire l’album Howlin’ Wolf, conosciuto anche come il “The Rockin’ Chair Album” per via della copertina raffigurante una sedia a dondolo. Il disco conteneva le canzoni “Wang Dang Doodle”, “Goin’ Down Slow”, “Spoonful”, and “Little Red Rooster”, pezzi che entrarono nel repertorio di tutte quelle band che si ispiravano al Chicago blues. Indimenticabile anche la sua versione di Back Door Man, brano scritto da Willie Dixon e inciso per la prima volta da Wolf nel 1960. Fu poi portato al successo (ulteriore) anche dai Doors di Jim Morrison negli anni successivi.

Nel 1964 prese parte all’American Folk Blues Festival che lo portò a viaggiare in Europa mentre l’anno successivo si esibì nello show televisivo Shindig assieme ai Rolling Stones. 
 
Nel 1971 Wolf e Sumlin si recarono a Londra per registrare l’album The Howlin Wolf London Sessions, al quale hanno collaborato anche Eric Clapton, Steve Winwood, Ian Stewart, Bill Wyman e Charlie Watts. Pubblicò il suo ultimo album per la Chess, The Back Door Wolf, nel 1973.
 
Morì il 10 gennaio 1976 al Veteran Administration Hospital ad Hines, nell’Illinois, dopo aver subito numerosi infarti ed essersi ammalato di tumore.
 
Eric Clapton pagò per la sua lapide. 

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