‘FACILE’ di PAOLA ROSSATO: un disco senza tempo – RECENSIONE

‘Il fiore ha senso soltanto nel mezzo di un prato’, così recita il secondo brano del disco di Paola Rossato, ‘Facile’, un pezzo che porta come titolo ‘Il fiore col codice a barre’.
Questo disco è esattamente così, un fiore che per essere notato, per essere davvero un fiore, deve stare in un prato che sappia dargli qualcosa, che sappia restituirgli la bellezza che già ha di per sé.
Un disco dolce che recita la sua parte essendo assolutamente anacronistico; per dirla in breve, non è un disco da 2018.
Questo è solo un bene, e lo è anche il fatto che a scriverlo sia una cantautrice, un’artista che le storie deve saperle raccontare.
Che storie? Questo non è importante.

Lo si capisce subito dalla prima traccia
, ‘O e la collina’, una cadenzata nenia che va avanti per quasi quattro minuti e che da subito un’immagine totale di quello che è il lavoro e della bravura stilistica della goriziana.
Una voce che è un perfetto incontro tra Fiorella Mannoia e De Andrè e un incastro di parole che ricorda molto quello del cantautore genovese.
La seconda traccia è proprio ‘Il fiore col codice a barre’, un titolo che andrebbe preso da solo e letto e riletto e si potrebbero capire già le intenzioni del durissimo testo, che nella sua tenerezza sfoggiata in vesti allegre riesce a raccontare l’incapacità di dare un nome alle cose, il nome che si meritano che corrisponde sempre ad un valore ben preciso.
Forse il pezzo più bello del disco.

Il terzo pezzo, ‘La ballata piccola’ è un’altra semplice e chiara canzone che dice cose piccole, come recita il titolo, ma che le sa dire bene e sa dargli importanza.
Le linee vocali sono disegnate perfettamente in melodie che si intrecciano ma restano uniche e sanno creare un gioco che regge benissimo.
Una nota a parte forse andrebbe tenuta per la quarta traccia “’Non dormo’, che va a sconvolgersi in un ritmo in levare, in puro Reggae.
Stona, nell’equilibrio del lavoro, un testo che si prende la briga di dire qualcosa di attuale, che non vuole dire mai nulla perché l’attualità è quella del disco che si sta scrivendo e dell’intenzione che si ha nel dargli vita; l’attualità è quella che ci si inventa.
Troppe parole simili e pesanti non stanno nel pezzo, non ne reggono il peso.
In tutto ciò trova posto un azzardato intermezzo Rap che spacca il pezzo a metà ma che non gli da niente in più.

Il quinto brano, ‘A volo lento’ è una distesa di pianoforte che prende per mano ed è un vortice, in quel ritornello che è circolare, danzante
‘E’ festa di foglie fra i rami’, così dice il ritornello.
Questo succede, quelle parole che come rami si intrecciano e che danno le loro gemme, le loro foglie.
La title track sta al sesto posto e si apre con quella che ad un orecchio attento ma forse troppo sognante potrebbe sembrare una citazione de ‘Il vecchio e il bambino’ di Francesco Guccini.
Un arpeggio triste, carico di sconforto va invece ad aprirsi in un ritornello lento ma godibile, caratterizzato sempre da una fine dolcezza che si accompagna in maniera elegante alla bellissima voce della Rossato.
La settima traccia, ‘E’ ancora casa’ è un bel pezzo tirato, nei limiti degli standard del disco, con un ritornello che si potrebbe dire più che sentito e che viene retto bene dai fiati che stanno di contorno.

‘Che oggi no’ è l’ottava traccia che si apre in levare ma ha una capacità straordinaria di mimetizzarsi in un ritornello che torna a distendersi come ormai ci si è abituati nel breve ascolto fatto fino ad ora.
Continua a farsi notare la capacità di creare melodie dal niente e di inserirle in arrangiamenti che potrebbero sembrare semplici ma che non lo sono affatto.
Una cosa andrebbe detta soltanto per quanto riguarda la parte strumentale, ed è che si trova un’unione riuscita di buon cantautorato e di ottima capacità compositiva, cosa che a volte manca nelle menti geniali dei più grandi cantautori, nonostante sia una mancanza effimera.

La nona traccia, ‘Confine’ è un’altra struggente ballata di chitarra e ancora si sente Guccini, ancora si intravede quella foschia, quella nebbia nel fondo dell’atmosfera. Il ritornello ricorda molto ‘C’è tempo’ di Ivano Fossati, ma si chiude in un secco e deciso rinculo di accordi che riporta tutto sul lento fluire della chitarra e del piagnucolante violino che chiude il pezzo in bellezza.
Il contrabbasso che apre la decima traccia,L’uomo delle parole’ porta tutto su di un altro piano e sembra di ascoltare Tom Waits; poi la voce fa sparire ogni dubbio.
Un bel testo, che nel ritornello si accompagna per l’ennesima con il capovolgimento di atmosfera, da grigia a speranzosa, un marchio di fabbrica che funziona bene.
Sfumature’ è la traccia seguente ed è la più pop di tutto il disco, facile da ascoltare, facile da recepire. Retta su quella che è la classica struttura strofa-ritornello. Funziona, non sfigura, ma funziona. Carmen Consoli qui si sente e non sembra essere solo un’impressione.

La dodicesima traccia è ‘Il mio tempo perfetto’, che si somiglia molto con le precedenti ballate di chitarra e che tiene più o meno la stessa atmosfera.
Frangenti di pianoforte e un assolo di chitarra acustica danno un tocco che fa intravedere quel “Civico 7 sul muro di fronte” di cui parla la canzone.
Non si sa cosa sia, ma si vede, lo si vede come se fosse qui davanti. Questo deve fare un cantautore e Paola Rossato lo fa in più di ogni occasione.
Un cantautore deve far vedere nelle parole quello che ha preso vita nella sua mente. Se non ci riesce, non faccia il cantautore.
Emmi (gr)’ è la traccia che chiude il disco. Prendere in giro l’ascoltatore e prendere in giro ciò che si sta scrivendo, spaccare il ritmo a metà con un cambio radicale di atmosfera e di “dedica”. Quella che sembrerebbe essere una banalissima canzone d’amore si trasforma in un ritornello giocoso che dice esattamente il contrario: “Una sana sco-perta di te”, si dice nel ritornello. Questo tipo di giochi di parole. Il pezzo regge ma forse non doveva chiudere il disco, forse si prende una responsabilità che non riesce a sostenere.

La cosa che conta è che chiude un bel disco, un lavoro che sa emozionare e che sa raccontare qualcosa di molto lontano, di ‘Facile’ da provare ma estremamente difficile da riuscire a raccontare e a far capire.
Ma Paola Rossato ci è riuscita, questo va detto.

(Rom)

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