Compleanno italiano per Jeff Beck, 74 candeline per l’ex Yardbirds

Compleanno tutto italiano per Jeff Beck. Il chitarrista britannico, nato a Sutton il 24 giugno del 1944, è infatti a Roma, seconda tappa italiana del suo tour, dopo Gardone Riviera  e prima di Torino ha scelto il teatro di Ostia Antica per il concerto del suo compleanno.

È uno dei chitarristi rock più influenti degli anni sessanta e settanta, nonché fra i più importanti per l’evoluzione della chitarra moderna, contribuendo alla definizione di questo strumento in un vasto spettro di generi, che include blues rock, heavy metal, fusion e hard rock. 
La rivista Rolling Stone lo ha inserito al quinto posto nella lista dei 100 migliori chitarristi, mentre nel 2009 è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame.

Fin da piccolo il rapporto con la musica è forte, visto che cantava nelle chiese e a dieci anni ebbe le sue prime esperienze strumentali suonando una vecchia chitarra acustica. Iniziò la propria carriera nei primi anni sessanta come turnista. La sua prima registrazione come chitarrista risale al 1964 per l’etichetta Parlophone che nello stesso anno pubblicò il singolo del gruppo The Fitz and Startz intitolato I’m Not Running Away, che vedeva So Sweet sul lato B. Nel 1965 fu reclutato dagli Yardbirds, che avevano appena perso Eric Clapton, trasferitosi nei John Mayall’s Bluesbreakers. Fu con Beck che gli Yardbirds divennero un gruppo famoso sulla scena del rock britannico della fine degli anni sessanta.

Nel 1966 Beck condivise il proprio ruolo di chitarra solista degli Yardbirds con Jimmy Page. Con il gruppo riuscì a incidere un unico album, Roger the Engineer(1966); dopo 18 mesi, adducendo motivi di salute, abbandonò.Così l’anno successivo fondò una nuova band, tappa fondamentale nella storia della musica, chiamata Jeff Beck Group. Straordinaria la formazione: includeva Rod Stewart alla voce, Ron Wood al basso, Nicky Hopkins al pianoforte e Mick Waller alla batteria. Il gruppo incise due album: Truth (1968) e Beck-Ola (1969). Entrambi questi lavori furono molto ben accolti dalla critica, e sono oggi considerati antesignani dell’heavy metal (tra l’altro precedettero di poco gli album dei Led Zeppelin).

Alla fine del 1969, attriti all’interno del gruppo portarono Stewart e Wood ad abbandonare. Beck creò una seconda incarnazione della band, con Clive Chapman al basso, Max Middleton alle tastiere, Cozy Powell alla batteria e Bob Tench alla voce. Questo gruppo prese una direzione artistica decisamente diversa dal precedente, unendo elementi pop, rock, rhythm’n’blues e jazz, anticipando la fusion. Pubblicarono due album: Rough and Ready (1971) e The Jeff Beck Group (1972). Anche questa seconda incarnazione del “Jeff Beck Group” si sciolse dopo poco tempo.
Nel 1972, Beck diede vita a un’altra formazione, il power trio Beck, Bogert & Appice, con Carmine Appice alla batteria e Tim Bogert al basso (sezione ritmica dei Vanilla Fudge); questa formazione incise soltanto un singolo di successo, una cover di Superstition di Stevie Wonder.
E poi c’è la carriera da solista. E’ nel 1975 che incise un album solista strumentale decisamente fusion, Blow by Blow, che ebbe un successo inaspettato di pubblico e di critica. Negli anni successivi si dedicò soprattutto a collaborazioni mentre fra i lavori solisti si devono citare There & Back (1980, con Simon Phillips e Jan Hammer), Flash (1985, con Rod Stewart e Jan Hammer), Jeff Beck’s Guitar Shop (1989, con Terry Bozzio e Tony Hymas), Crazy Legs (1993), Who Else! (1999), e You Had It Coming (2001), Jeff (2003). Fra le collaborazioni si possono citare quelle con Jon Bon Jovi, Les Paul, Cyndi Lauper, Roger Waters (Amused to Death).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *