Geniale, folle, Syd Barrett: 12 anni fa il triste addio al creatore dei Pink Floyd

L’impronta che ha lasciato lui nella musica, in un periodo così breve, forse non ha eguali. In pochissimo ha dato vita alla band che più di ogni altre ha forse influenzato la musica degli ultimi 50 anni e con il suo modo di suonare e comporre, con la sua musica, ha avuto un incredibile impatto su artisti come David Bowie, Brian Eno e tanti altri ancora.

Per questo 12 anni fa la notizia della sua morte, era il 7 luglio del 2006, ha sconvolto più di una generazione.

Roger Keith Barrett, per tutti ‘Syd’, era nato a Cambridge il 6 gennaio 1946. Syd è l’arte fatta a persone. Arte follemente geniale, avverinistica, incredibile per gli anni in cui era riuscito a darle vita, a svilupparla. Pittore, compositore, cantautore, chitarrista, poeta: un artista a tutto tondo. Che molti non hanno capito subito, incolpevolmente verrebbe da dire, eravamo pur sempre nei primi Anni 60.

Difficile comprendere come un artista con tale successo potesse, ad esempio, quasi odiare la popolarità, preferendo dopo aver lasciato i Pink Floyd il giardinaggio e la pittura alla notorietà. Che pure gli avrebbero consentito di campare di rendita. Lui, e tutte le sue generazioni a venire.

Amante della musica in toto, del blues, del folk, della chitarra, del banjo, appena quattordicenne, iniziò a suonare la chitarra folk, insieme a un suo amico, John Gordon. Cominciò a questo punto ad avvicinarsi sempre più alla musica e divenne amico di un batterista chiamato…Sid Barrett! i frequentatori del locale chiamavano entrambi “Sid”, ma per differenziare Roger dal batterista, sostituirono la i con una y.

La svolta per lui (e per la musica) avvenne nei primi Anni 60, periodo in cui cominciarono a diffondersi droghe, più o meno pesanti.  La casa di Syd divenne il quartier generale per la prima band di cui fece parte: i Geoff Mott and the Mottoes. Roger Waters, amico di Barrett, stava iniziando a suonare il basso e, di tanto in tanto, prendeva parte alle prove. La band si dilettava in alcune cover rhythm and blues. Il gruppo si sciolse dopo uno spettacolo.

Ma la nascita del Mito Pink Floyd era lì, vicinissima. E bastava veramente poco. All’Art School aveva tempo per dipingere e per suonare, così Barrett iniziò a seguire il proprio sogno di formare una band insieme a Waters e Bob Klose, anche lui amico di Syd. I due avevano iniziato senza di lui, unendosi ad altri studenti, formando i Sigma 6 (conosciuti anche come AbdabsScreaming AbdabsMeggadeaths e T-Set) e suonando durante alcune feste al college. Da quando Barrett si aggregò, il gruppo divenne noto come Spectrum Five. Questa prima formazione aveva Waters al basso, Klose alla chitarra e due colleghi di Waters alla tastiera e alla batteria: Richard Wright e Nick Mason. Barrett era la chitarra ritmica e sostituiva l’ormai sempre più assente Chris Dennis. La cantante Juliette Gale, che diventò poi moglie di Wright, partecipava occasionalmente come corista.

Finché non arrivarono i Pink Floyd Sound, poi semplicemente Pink Floyd. Dalla sua mente geniale. Nel 1965 Barrett inventò il nome, dietro il quale, forse per gioco e forse no, lasciò sempre un alone di mistero: suggerito dagli alieni,  dal nome di due gatti. E infine quello più realistico, ovvero ‘suggerito’ dal nome di due dei suoi bluesmen preferiti Pink Anderson e Floyd Council. Il passo successivo fu il furgone Floyd, per trasportare l’attrezzatura da un concerto all’altro: Barrett dipinse sul parafango il nome Pink Floyd con vernice nera e rosa.

Era iniziata l’avventura che dura ormai da 50 anni. Per lui, però, durò pochissimo: ebbe un crollo psicologico, per mille e più motivi, tanto che ad un certo punto fu affiancato e poi sostituito da David Gilmour. Tentò una (breve) carriera da solista prima di ritirarsi a vita privata, fatta di pittura, di giardinaggio e poco altro. Mentre la fuori, il mondo continuava a scoprire ogni lato oscuro del mondo floydiano, quel mondo voluto da Roger Syd Barrett.

 

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