Una gamba rotta, il jazz e poi i Pink Floyd e il mito: 75 anni fa nasceva Rick Wright

Aveva un peso così importante nei Pink Floyd che da quando se n’è andato, David Gilmour non ha mai voluto più suonare una canzone come Echoes dal vivo “perché era un dialogo tra noi”.

Aveva un peso forte, importante, consistente. Insomma Richard Wright era una delle colonne portati della più importante rock band degli ultimi 50 anni. Sottolinearlo per l’ennesima volta appare forse noioso e ripetitivo. Eppure non è così. Certo, il rischio è forte, ma non è così.

Perché Wright è stato  forse il più riservato del gruppo, più di Nick Mason, l’altro ‘timido’ dei Pink Floyd. Di lui Gilmour, suo grande amico, ama ricordare: “Era un tipo così gentile, modesto e riservato ma la sua voce profonda e il suo modo di suonare erano vitali, magiche componenti del nostro riconoscibile sound”.

Se n’è andato troppo presto Richard William Wright, ‘Rick’ per tutti quelli che lo amavano, seguivano, rispettavano. E che ancora oggi ne apprezzano, con nostalgia, le doti artistiche. Oggi, 28 luglio 2018, avrebbe soffiato su 75 candeline, eppure sono già 10 anni che ci ha lasciato.

Richard William Wright è nato a Londra il 28 luglio 1943. Cantautore, polistrumentista e compositore britannico, è stato soprattutto il tastierista dei Pink Floyd, di cui fu cofondatore insieme a Syd Barrett, Roger Waters e Nick Mason.

Paradossalmente c’è un episodio negativo dietro la ‘nascita’ del Wright artista. E’ infatti appena adolescente, ed in seguito alla frattura di una gamba, che ha un primo approccio con la musica, iniziando a studiare il pianoforte. Ed è il jazz a farlo innamorare: i suoi modelli sono trombettisti jazz come Chet Baker e Miles Davis, che influenzeranno in maniera determinante non solo il suo stile compositivo ma anche esecutivo, principalmente da autodidatta.

Il resto è storia: si iscrive al politecnico di Regent Street alla facoltà di architettura dove conosce Roger Waters e Nick Mason, e nel 1965 con loro e Syd Barrett fonda i Pink Floyd.

L’intro di Shine On You Crazy Diamond, il ‘dialogo’ con la chitarra di Gilmour in Echoes, la sublime The Great Gig In The Sky, le atmosfere di Wish You Were Here. E poi pezzi da lui scritti, come Remember a Day dall’album A Saucerful of Secrets (1968), Sysyphus dall’album Ummagumma (1969) e Summer 68 dall’album Atom Heart Mother (1970). E tanto, tanto altro ancora.

 

Non solo luce, però, anche tanto buio nella sua vita floydiana: il rapporto logoro con Waters, che prima lo relega al ruolo di turnista in The Wall e poi lo esclude definitivamente da The Final Cut, prima di venir ‘ripescato’ nel periodo successivo, quello dal 1985, sotto la guida di David Gilmour.

 

 

Amore (tanto) e odio (pochino) nella sua vita nei Pink Floyd, che gli dedicano (Gilmour e Mason) l’album The Endless River.

Rick (perché anche noi lo amiamo, seguiamo, rispettiamo, apprezziamo con nostalgia) se n’è andato troppo presto, era il 15 settembre 2008, dopo una breve lotta contro un cancro. Una vita breve, come pure la lotta alla malattia, ma un nome e una musica, la sua, che resteranno in eterno nel cuore di tutti. Noi.

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