‘Never Drunk Enough’ dei ME VS I: cattiveria ed hardcore – RECENSIONE

Sette tracce che colpiscono ininterrottamente l’ascoltatore e si rinnovano ogni volta, cambiando cartucce e cambiando mira:  questo è ‘Never drunk enough‘, disco dei veneti ME VS I, pubblicato nell’Aprile di quest’anno.

Difficile riuscire a definirlo in qualche modo, essendo un oscillare continuo tra tendenze stoner, cattiveria Hardcore e retrogusto dei primi Soundgarden.
Pesantezza e acidità in ogni traccia segnano in maniera definitiva la fattura ottima del disco che potrebbe essere riascoltato svariate volte di seguito senza far mancare l’interesse e senza annoiare.

Un disco abbastanza breve che si apre con ‘Madness‘, traccia molto semplice sia di composizione che d’ascolto, prettamente Hardcore con un breakdown nel ritornello e uno stacco vagamente Stoner che rimescola le carte in tavola ma poi le ridà identiche ed è giusto così.
Voce spinta all’estremo, graffiata ma non gutturale, e questa è una nota a favore perché è chiaro che in un lavoro del genere, che si carica di aspettative riguardanti un certo modo di fare baccano in musica, la voce non può mancare all’appello come portatrice di malsano vigore.

La seconda traccia è ‘ME VS i’, proprio come il nome del gruppo.
Anche qui la carica c’è ma forse è un attimo più smorzata dal sentore Pop del pezzo e dal ritornello canticchiabile: “There’s a problem in my brain that I can’t explain / Two voices screaming all day”.

Chiarifica forse il perché della scelta del nome del gruppo, una dialettica che collassa su se stessa e produce tutto questo gran bel pezzo di musica.
‘Places’ è la terza traccia e attira subito, nell’immediato, con un ipnotico riff seguito da una rullata di batteria che poi esplode in una cavalcata letale che ricorda molto il modo di fare Hardcore della scuola newyorkese. Riff secchi e urla distanti e lunghe, un pezzo che forse è il più bello di tutto il disco e si evolve in continuazione.
Malinconico e straziante nel suo essere comunque di una cattiveria non tralasciabile.
Non mancano infatti gli spazi per distaccamenti dal riff principale con altri breakdown, che sono presenti ma non diventano la caricatura di loro stessi.
A tratti il lavoro ricorda quello degli americani Haan, in paticolar modo il loro Sing Praises; stesse tendenze incendiarie e occhiatacce agli anni novanta continue, con ottimi risultati.

Lo dimostra ‘Keep off the grass’, altro secco Hardcore che si da fiato solo nel finale con un breakdown commovente che si riunisce in un arpeggio di accompagnamento che dovrebbe essere preso ed incorniciato.
E’ chiaro, si sta parlando di un disco che resterà di nicchia e che non può, per ovvie quanto insensate ragioni, fare molta strada, ma è un esempio lampante di come sia importante lavorare sui versanti dell’underground e cercare di scovare opere come questa, che servono e hanno bisogno di essere conosciute.

‘Empty’
è la quinta traccia e si apre con indiavolati incontri di riff di chitarra e batteria per poi proseguire con un sincopato andare avanti che si distacca un po’ dal resto se non fosse per la onnipresente cattiveria vocale che non delude mai.
Il ritornello è un’altra bella prova Pop che non stona.
L’idea di spaccare strofe e ritornelli in questo modo funziona e resta comunque perfettamente coerente al contesto globale del lavoro.
Lo Stoner si intravede a tratti per tutto il disco ma forse per la prima volta in De-Vices si prende tutta la scena con riff che sanno di Sabbath, blueseggianti fino al punto giusto e compressi.

Qua l’Hardcore non arriva ed è giusto così, ed è esattamente questa la capacità di sapere utilizzare un’arma pericolosissima quanto efficace come i breakdown.
Vanno inseriti al momento giusto o risultano essere soltanto fastidiosi e fuori luogo e qui è chiaro che si sia capito come e dove utilizzarli, e non è una cosa da poco.

L’ultima traccia è ‘Up & Down’, che va a chiudere un ottimo disco con altra spregiudicata violenza che si lascia completamente andare in un ritornello che ha qualcosa di definitivo, che racchiude tutto ciò che si è imparato fino ad ora ascoltando il disco.
C’è tutto in pochi minuti, dalla capacità di melodie Pop, al gusto Stoner , ai breakdown intelligenti fino ad arrivare all’onnipresente Hardcore che da il meglio di sé proprio nel finale dell’ultima traccia e del disco intero.
Velocità, potenza e cattiveria risultano incontrarsi in maniera perfetta e dare vita a tutto questo, un qualcosa di veramente importante.

(Rom)

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