La magia fa festa: sono 71 anni per l’elfo dei Jethro Tull Ian Anderson

Mezzo secolo di musica, come se non fosse. Cinquant’anni di magia, sprigionata da quel flauto che solo lui riesce a suonare in quel modo, come fosse la cosa più naturale di questo mondo.

Ian Anderson è un elfo della musica, della prog che da decenni gira il mondo e ricorda a tutti, grandi e meno, che le favole esistono, che un elfo pure a 70 suonati riesce a rapirti con la sua straordinaria musica. Cosa gli serve? Forse un piccolo ‘aiuto’ di grandi musicisti e la passione di un popolo, quello dei Jethro Tull, disposto a seguirti in ogni dove.

E’ la Scozia, la città di Dunfermline, 71 anni fa che gli da i natali: era il 10 agosto del 1947.

Cresce nella capitale Edimburgo, prima di spostarsi ancora adolescente, era il 1959, con la famiglia a Blackpool, Inghilterra. Proprio qui avvenne il suo primo ‘incontro’ con la musica, spinto dalla…lettura. Anderson, infatti, racconta che durante il suo lavoro di edicolante, è leggendo le copie di Melody Makere del New Musical Express, durante la pausa pranzo, che gli viene l’ispirazione di suonare in una band.

Nel 1963 formò The Blades con alcuni compagni di scuola: Barriemore Barlow (batteria), John Evan (tastiere), Jeffrey Hammond (basso) e Michael Stephens (chitarra). Era una band soul e blues, con Anderson alla voce e armonica a bocca, non ancora con il suo celebre flauto.

La strada era ormai intrapresa.

 

 

Nel 1965, il gruppo si era allargato e trasformato in John Evan Smash, per durare però solo un paio di anni. Nel frattempo Anderson si trasferisce a Luton dove incontra il batterista Clive Bunker e il chitarrista e cantante Mick Abrahams della band blues McGregor’s Engine. Insieme a Glenn Cornick, il bassista che aveva conosciuto tramite John Evan, da vita alla prima formazione del gruppo di cui è leader tutt’ora, dopo 50 anni, appunto i Jethro Tull.

Oltre che cantante solista, Anderson è un polistrumentista eccezionale. Negli album dei Jethro Tull Anderson ha suonato occasionalmente una varietà di altri strumenti, tra cui armonica a bocca, chitarra elettrica, basso, sassofono, tastiere, percussioni, organo Hammond, trombone e violino.

Ma la vita di un elfo come Ian, non può non avere al suo interno una vicenda dai contorni ‘fiabeschi’.

Sembra infatti che da ragazzino sia andato a vedere un concerto di Eric Clapton, decidendo in seguito di non dedicarsi ad un solo strumento ma a più d’uno (in quanto si disse che non sarebbe mai stato all’altezza del chitarrista inglese), così scambiò la sua chitarra elettrica con un flauto traverso e dopo alcune settimane di esercizio scoprì che poteva suonare abbastanza bene sia in stile rock che blues. ‘Abbastanza’ bene. Già…

Infinita la serie di successi dei Jethro Tull di Anderson: Bouree, il brano strumentale che è un riarrangiamento di Ian Anderson della Suite di Bach, A Song for Jeffrey, a Thick as a Brick, Some Day The Sun Won’t Shine For You, Too Old to Rock ‘n’ Roll, Too Young to Die, fino alla storica Locomotive Breath

Ma la leggenda che coinvolge la vita di Ian non si ferma qui. Per esempio la sua storica postura, mentre è sul palco, nasconde un un qualcosa di leggendario. Come riportato nel video Nothing Is Easy: Live at the Isle of Wight 1970, era stato incline a stare su una gamba mentre suonava l’armonica, tenendo il microfono per stare in equilibrio. Durante lunghe prove al Marquee Club, un giornalista lo descrisse, sbagliando, come in piedi su una gamba sola a suonare un flauto.

Decise così di sfruttare questa reputazione, anche se con qualche difficoltà. I suoi primi tentativi sono visibili nel video The Rolling Stones Rock and Roll Circus. Più tardi nel corso degli anni fu sorpreso nel venire a conoscenza delle rappresentazioni iconiche delle varie divinità che suonano il flauto, in particolare Krishna e Cocopelli, che li mostrano in piedi su una gamba sola.

La Storia, quella con la ‘S’ maiuscola, era fatta.

 

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