43 anni fa ‘Wish You Were Here’, oggi eterno capolavoro dei Pink Floyd

Per poco, veramente per poco, The Dark Side Of The Moon non si è portato via i Pink Floyd e con loro tutti gli album a venire. Primo fra tutti, Wish You Were Here: “Segnò la fine dell’energia creativa del gruppo”, ha sempre sostenuto Roger Waters, parlando proprio di DSOTM. Era come aver raggiunto il massimo, centrato l’obiettivo, o gli obiettivi, ovvero “le condivise ambizioni di gloria e successo erano state di gran lunga soddisfatte”.

Addirittura, il pensiero ancora del ‘Genio creativo della band’, “durante le registrazioni di Wish You Were Here la maggior parte di noi non desiderava affatto essere lì ma da qualche altra parte”.

Ad un passo, anche meno, dalla fine.

La storia, per fortuna, ci dice che le cose andarono diversamente. E il 12 settembre di 43 anni fa i Pink Floyd hanno pubblicato proprio Wish You Were Here, nono album in studio, successore di un capolavoro da record come The Dark Side Of The Moon.

Un album faticoso nella sua realizzazione, che parlava “del fatto che nessuno di noi era lì veramente, oppure c’era in modo marginale”, ricorderà ancora Waters. “E per fronteggiare questa ‘non presenza’ ci aggrappammo alla forza dell’abitudine, continuando ad essere i Pink Floyd”.

Anche sul numero delle canzoni dell’album ci furono problemi. Composto da 5 tracce, per David Gilmour si sarebbe dovuto arrivare a 7 in tutto, quindi bisognava aggiungerne 2. Durante le sedute di registrazione successe che “ci sedemmo e cominciammo a sfogarci uno contro l’altro- ricorda ancora Waters- Dave ha sempre detto chiaramente che voleva fare le altre due canzoni” che erano state accantonate, ovvero Raving And Drooling e Gotta Be Crazy. “Ma non comprese mai del tutto ciò di cui stavo parlando”, ovvero del fatto che il disco doveva essere centrato su quello che stava succedendo nel gruppo. Da qui, la decisione di Waters di togliere le due canzoni: “Rick e Nicky lo capirono e perciò” Gilmour “fu messo in minoranza e andammo avanti”.

Altro passaggio, l’arrivo di Syd Barrett, un po’ l’anima ispiratrice dell’album. Almeno questo si è detto (e si continua a dire) da anni. Era il 5 giugno del 1975 quando il fondatore della band, figura capace di ‘costringere’ in secondo piano quella di Waters, arrivò a sorpresa allo studio 3 della Emi ad Abbey Road, dove il gruppo era entrato, il 13 gennaio del 1975, per registrare l’album.  Non lo vedevano da anni, era anche visibilmente cambiato: peato, sovrappeso, trasandato, non fu riconosciuto subito, ma scambiato inizialmente per un custode. “Mi dispiace molto per Syd- ancora le parole di Waters, che ne prese il posto nella leadership della band- Non nego la sua importanza, senza di lui il gruppo non sarebbe neanche esistito. Ma con lui non si poteva andare avanti”. Ma il ‘diamante pazzo’ dei Pink Floyd non è il diamante pazzo di Shine On You Crazy Diamond, quasi a sfatare una leggenda: “Non parla di Syd, è un modo di raccontare come la gente possa piombare in stati di totale alienazione”. Non ne parlerà direttamente, indirettamente, forse, sì.

L’album uscì il 12 settembre del 1975 e conquistò subito la prima posizione delle classifiche, in Gran Bretagna ma pure negli States.

Curioso come questo album registri la presenza di un…’intruso’ alla voce. La canzone Have a Cigar, infatti, non convinse cantata da Waters (“Io l’ho fatta meglio”, ricorderà negli anni successivi), per questo fu coinvolto Roy Harper che era già negli studi a registrare.

Lato 1
Shine On You Crazy Diamond (1-5) – 13:34 (Gilmour, Waters, Wright) 
Welcome to the Machine – 7:31 (Waters)  
Lato 2
Have a Cigar – 5:08 (Waters) 
Wish You Were Here – 5:34 (Waters, Gilmour) 
Shine On You Crazy Diamond (6-9) – 12:31 (Gilmour, Waters, Wright)  

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