Leggenda Johnny Cash, quindici anni senza ‘The Man in Black’

Quindici anni senza Johnny Cash. 

Era il 12 settembre del 2003, infatti, quando il cantautore, chitarrista e attore statunitense, interprete di tanti successi country, folk, e di celebri talking blues, moriva dopo un ricovero dovuto a complicazioni diabetiche. Poche settimane prima, il 15 maggio, moriva la moglie June: i due sono sepolti vicini nel cimitero Hendersonville Memory Gardens a Hendersonville, nel Tennessee.

Una delle ultime collaborazioni di Cash con il produttore Rick Rubin, l’album American V: A Hundred Highways, esce postumo il 4 luglio 2006. Il disco debutta in vetta alla classifica Billboard Top 200 nella settimana del 22 luglio. Il 23 febbraio 2010, tre giorni prima di quello che sarebbe stato il 78º compleanno di Cash, viene pubblicato il secondo album postumo, intitolato American VI: Ain’t No Grave.
 
L’artista è ricordato nella Hollywood Walk of Fame.

Fu definito “The Man in Black” in virtù della sua preferenza per gli abiti neri, e da ciò il titolo di un suo album e della sua prima autobiografia. Tradizionalmente iniziava i concerti con la semplice frase: «Hello, I’m Johnny Cash» (“Ciao, sono Johnny Cash”) seguita dall’esecuzione di Folsom Prison Blues. È stato uno dei pochissimi cantanti ad avere venduto più di novanta milioni di dischi.

Cash era nato a Kingsland il 26 febbraio 1932. Sebbene sia principalmente ricordato come un’icona della musica country, il suo repertorio spaziava attraverso generi quali rock and roll, rockabilly, blues, folk, e gospel. Questa poliedricità di stili, valse a Cash il raro onore di essere introdotto nella Country Music Hall of Fame and Museum, nella Rock and Roll Hall of Fame, e nella Gospel Music Hall of Fame. Le sue canzoni trattavano tematiche quali il dolore, l’afflizione morale e il riscatto, specialmente nell’ultima parte di carriera.[4][5] Alcuni dei suoi brani più celebri sono I Walk the Line, Folsom Prison Blues, Ring of Fire, Get Rhythm, e Man in Black. Nonostante l’immagine austera ed autorevole, incise anche alcuni pezzi dal taglio umoristico come One Piece at a Time e A Boy Named Sue; duetti con la futura moglie June Carter, e nell’ultima parte di carriera, sorprendenti reinterpretazioni di brani di artisti rock contemporanei, come Hurt dei Nine Inch Nails, Personal Jesus dei Depeche Mode, Rusty Cage dei Soundgarden e One degli U2.

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