Leggendario B. B. King, 93 candeline per l’indimenticato Re del Blues

Una stecca. Una nota presa non benissimo, una chitarra non suonata come al solito. Insomma anche i musicisti, i cantanti, sono esseri umani e come un attore, magari di teatro, possono pure perdere il filo, dimenticare battute. Magari per poco, ma tanto da mettere nelle condizioni l’artista di turno di doversi presentare al cospetto del pubblico, quindi di chi ha pagato, per scusarsi.

 

SAN RAFAEL, CA – FEBRUARY 26: B.B. King performs at Marin Center on February 26, 2014 in San Rafael, California. (Photo by Steve Jennings/WireImage)

 

Non è la regola, certo. Anzi. Di performance poco positive ne è pieno il mondo, recente o poco più. Ma nel caso di B. B. King, pseudonimo di Riley B. King, qualsiasi tipo di discorso, di statistica, viene a cadere.

E’ il mese di aprile del 2014, a circa un anno dalla sua morte avvenuta  il 14 maggio del 2015, che lo strepitoso chitarrista statunitense si trova a dover suonare al Peabody Opera House di St. Louis

Ma B.B. King non sta bene. Soffre per il diabete, le cui complicazioni hanno contributo alla sua morte, e per questo ha estremo bisogno, ha la necessità di dover assumere sempre le proprie medicine. Quella sera, davanti al pubblico di St. Louis, si presenta senza averle prese. E questa leggerezza la pagherà cara. B.B. King semplicemente non riusciva a suonare e, secondo il quotidiano ‘St Louis Post-Dispatch’, ha proposto una versione di ‘Rock Me Baby’ prima di una da 15 minuti di ‘You Are My Sunshine’. E durante questa canzone, scrive sempre il ‘Dispatch’, B. B. King si sarebbe addirittura distratto a salutare alcuni ospiti e parlare col pubblico.

E qui entra in ballo l’Uomo, con la ‘U’ maiuscola. Perché solo un artista con una sensibilità del genere avrebbe potuto poi decidere di chinare la testa e di scusarsi per non aver reso al massimo. Subito dopo il concerto ha deciso di scusarsi con un comunicato ufficiale diramato da un suo portavoce che ha spiegato (candidamente) come l’incidente di percorso sia imputabile principalmente al fatto che il musicista, quella sera, aveva dimenticato di prendere le sue medicine. “Per farla breve, è stata una serataccia per una delle leggende viventi del blues americano. Mr. King si scusa e chiede umilmente ai suoi fan di comprenderlo”. 

Una storia che conquista chi la legge e pure chi la vive, ma che racconta di un’artista unico, umile nonostante una carriera strepitosa e, purtroppo, ad un passo dall’addio, pur essendo entrato di diritto nella Leggenda, quella con la ‘L’ maiuscola.

Vincitore per 14 volte del Grammy, nella rivista Rolling Stone è al sesto posto nella classifica dei miglior chitarristi di tutti i tempi (Lista dei 100 migliori chitarristi secondo Rolling Stone). Negli anni cinquanta King, accompagnato come sempre dalla sua inseparabile chitarra Lucille, divenne uno degli esponenti principali del panorama R&B collezionando una lunga lista di successi tra i quali You Know I Love You, Woke Up This Morning, Please Love Me, When My Heart Beats Like a Hammer, Whole Lotta’ Love, You Upset Me Baby, Every Day I Have the Blues, Sneakin’ Around, Ten Long Years, Bad Luck, Sweet Little Angel, On My Word of Honor, e Please Accept My Love.

Il primo successo di King al di fuori del mercato blues fu una riedizione di The Thrill Is Gone di Roy Hawkins che nel 1969 scalò le classifiche sia pop che R&B, evento molto raro anche nel ventunesimo secolo e vinse il Grammy Award for Best Male R&B Vocal Performance. L’elenco dei successi di King continuò per tutti gli anni settanta con canzoni quali To Know You Is to Love You e I Like to Live the Love.

Fosse stato ancora tra noi, Riley ‘B. B. King’ avrebbe compiuto oggi, 16 settembre 2018, 93 anni. Numeri buoni solo per le statistiche, concetto effettivamente errato dall’origine: B. B. King è ancora tra noi, con la sua musica, con la sua voce, con la sua Lucille.

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