La leggerezza di Jimi, la musica di Hendrix: 48 anni fa l’addio al Mito

Leggerezza. Nessun pensiero, nessuna preoccupazione. Solo leggerezza. Perché “quando la vita si fa troppo difficile, io sono l’elio, uno dei gas più leggeri che si conoscano”. Solo questo e nient’altro nella mente e nelle intenzioni di Jimi Hendrix. Solo regalare leggerezza al suo pubblico, ai suoi fan.

Potrebbe sembrare un contosenso. Ma come, pensava queste cose, lui che bruciava chitarre o creava canzoni da 20 minuti, lui che con la sua chitarra creava un sound che nessuno mai avrebbe capito o anche solo potuto imitare? Già, lui: “Non è necessario cantare sempre dell’amore per essere in grado di offrire l’amore”. Parafrasando un suo pensiero, non è necessario cantare leggerezza per essere leggeri. Rischiando di sembrare blasfemi o offensivi, provando a condensare il pensiero del più grande chitarrista che la storia ricordi in poche righe.

Basta però andare a rileggersi le sue parole, i suoi pensieri, le sue interviste per provare a capire cosa ci fosse dentro quella testa nascosta da una montagna di capelli: “lo vorrei semplicemente che la gente si liberasse la mente da tutte le preoccupazioni; oggigiorno ci sono fin troppe canzoni impegnate. La musica è diventata troppo coinvolta in altre questioni. è insopportabile… E allora, quando la vita si fa troppo diffìcile, io sono l’elio, uno dei gas più leggeri che si conoscano…”.

In una intervista, dopo l’esibizione a l’Isola di Wight, a Keith Altham, al Cumberland Hotel di Londra, rilanciata poi dal portale jimihendrixitalia.com, Jimi si racconta, diventa quel libro aperto che non ha più segreti e neanche pagine bianche. Tutt’altro: “Quello che scrivo corrisponde alla mia maniera di sentire, tutto qui. In realtà non ci lavoro sopra molto a lungo per dare alle composizioni una forma più elegante, le mie opere sono allo stato brado, per cosi dire. E le parole mi sembrano così scialbe che nessuno può veramente capirle e immedesimarsi nel loro spirito”.

 

 

A volta tanto complesso, forse troppo, nelle sue produzioni da portarlo a non riconoscersi. Come successo con Are You Experienced?, che ha riascoltato e ha avuto l’impressione “che dovevo essere stato sotto l’effetto di qualcosa per poter cantare roba simile. Quando ho
sentito il disco mi sono detto: ‘Accidenti, chissà dove avevo la testa quando ho detto tutte queste cose?’. Non mi pare proprio che sia quella l’invenzione della musica psichedelica, io stavo solo esprimendo gli interrogativi che sentivo dentro di me. Nel mio modo di comporre le canzoni queste domande prendono la forma di un conflitto tra la realtà e la fantasia, lo uso la fantasia per mettere in luce i diversi aspetti della realtà”.

Hendrix Secondo la classifica stilata nel 2011 dalla rivista Rolling Stone, è stato il più grande chitarrista di tutti i tempi. Si trova infatti al primo posto della lista dei 100 migliori chitarristi secondo Rolling Stone, precedendo Eric Clapton e Jimmy Page. 

Uno ‘sciame’ di idee affascinanti, una concezione anche della musica completamente diversa da quelle che lo circondavano. Chissà quanto ancora, viene da pensare, avrebbe potuto offrire al suo pubblico, ma pure a quello di semplici appassionati di musica se non se ne fosse andato così presto.

Che poi diventa tanto, tantissimo, da quel brutto, bruttissimo giorno. Di 48 anni fa.

Il 6 settembre 1970 al Festival di Fehmarn in Germania, nella sua ultima esibizione dal vivo, Hendrix venne accolto da fischi e contestazioni da parte del pubblico. Ma la mattina del 18 settembre 1970, Hendrix venne trovato morto nell’appartamento che aveva affittato al Samarkand Hotel, al 22 di Lansdowne Crescent, a Londra. Una morte oscura, che forse si vuole sia così concepita per giocare con la leggenda di questo incredibile artista.

La sua ragazza tedesca Monika Dannemann, presente nella stanza al momento del fatto, racconta di come Hendrix sia soffocato da un improvviso conato di vomito causato da un cocktail di alcool e tranquillanti. Ancora oggi non è chiaro se il chitarrista sia morto nottetempo, come asserito dalla polizia, o se fosse ancora vivo all’arrivo dell’ambulanza e sia soffocato durante il trasporto in ospedale a causa del sopraggiungere di vomito in assenza di un supporto sotto la sua testa.

Sono appena 4 gli album pubblicati nella sua breve carriera, in soli 3 anni. Ma le sue performance live, le sue versioni di vecchie canzoni o, soprattutto, le sue composizioni inedite vanno ben oltre i numeri, restano eternamente capolavori della storia della musica ancora oggi inavvicinabili, dopo ben 50 anni.

Una sorpresa è però in arrivo per tutti i fan di Hendrix. In occasione del 50esimo anniversario dell’album di Electric Ladyland (1968), uscirà una imperdibile edizione Deluxe, che sarà disponibile dal 9 novembre in versione 3CD o 6LP.

Il cofanetto include demo, registrazioni inedite e molto altro ancora. E pure il documentario del 1997, At Last … The BeginningThe Making of Electric Ladyland e la registrazione live inedita di Jimi Hendrix Experience: Live at the Hollywood Bowl 14/9/68.

The Jimi Hendrix Experience è stato il celebre e primo gruppo di Hendrix, pure lui alla ricerca di qualcuno che gli consentisse di cantare. Ma soprattutto il gruppo nasce insieme all’Hendrix chitarrista. Il gruppo si formò a Londra nel 1966,  infatti, quando il bassista degli Animals, Chas Chandler, notò Hendrix negli Stati Uniti e lo convinse a seguirlo nella nazione britannica affiancandogli Redding e Mitchell. Il gruppo pubblicò nel dicembre 1966 il primo 45 Giri Hey Joe – Stone Free che ebbe un notevole successo. La consacrazione del suo talento fu raggiunta subito con il primo album intitolato “Are You Experienced”, ancora oggi considerato una pietra miliare del rock.

1967 – Are You Experienced

1967 – Axis: Bold as Love
1968 – Electric Ladyland
1970 – Band of Gypsys

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *