‘Suonato’ di EMILIO STELLA, tra critica sociale e quotidianità

‘Suonato’ è il nuovo disco di Emilio Stella, cantautore romano che condensa nel suo lavoro alcuni tentativi di raccontare in maniera diretta cose semplici, quotidianità che toccano e prendono qualcosa da chiunque.

Undici tracce che spaziano da storie di accattoni e disgraziati e che vanno poi a fare critica sociale, il tutto condito da un accento romano che a volte c’è e a volte no.

Nonostante l’album sia confusionario in molti punti, riesce ad ogni modo a dare un’idea del suo intento, un intento che si apre con la prima traccia che è ‘Pesa più un ricordo di un vinile’, storia d’amore andata a male che si spacca tra Barcellona, Tenerife e due vite che si separano come tante volte accade, lasciando dietro di sé il ricordo e basta.
Pezzo che apre bene il disco, musicalmente parlando sopratutto, in un ampio utilizzo di tastiere e progressioni di accordi che risultano essere interessanti.

Poi c’è ‘Attenti al cool’, singolo del disco, una critica al consumismo, ai centri commerciali e alla società dello spettacolo riletta in chiave fortemente ironica, con un ritornello volutamente ambiguo. “Ti piace il cool? Attenti al cool”.

“Colgo l’attimo ed apro un dibattito, sul piano sociologico, storico ed artistico,
certo non è facile comprendere e spiegare quello che succede nel tempo attuale.
Si parla di cosa? Di crossfit, di yoga, di serie tv come fossero droga,
Si parla di moda, di blogger, di vegan, di cose che si fanno per essere più social,
come lo youtuber, come l’instagrammer, come la campagna elettorale con il camper“, continua.

Le rime riescono sicuramente ad accattivare, consentono di costruire pensieri facili che ottengono reazioni immediate.

Dopo la critica sociale, arriva la storia di una disperata che vaga per le strade; ‘Marcella’ è la terza traccia.
Cantato romanaccio per rafforzare il concetto e rendere il tutto ancora più rurale, raccontato da un testo semplice e che si prende il tempo di dire le cose in maniera ironica. Potrebbe capitare a chiunque di conoscere qualcuno di simile, una donna sola o presunta tale che chiede soldi e non ne ottiene, che vaga sola e tutti si chiedono perché.
La verità è che ‘Marcella’ è un essere umano come tutti.

La traccia successiva è ‘Gli alieni siamo noi’, brano che racconta di un apocalittico disegno in cui si presenta l’universo come una scatola gestita da pochi eletti che hanno le chiavi, hanno il potere… Insomma: hanno tutto.
L’idea è sicuramente interessante, ma il testo resta un po’ confusionario in quanto mette insieme in maniera caotica critica sociale, paura e speranza.

‘Leilalu’ è una taranta che racconta d’amore per una donna che è tutto, o per meglio dire “tutto reale”.
Si potrebbe finire in triangolo ma si rimane con lei, con Leilalu.
La canzone popolare qui prende il sopravento e anche con la successiva ‘La gattara’ la si ritrova.
Storia di una donna che ha solo i gatti e vive per loro; un’altra volta torna il romanaccio, inserito con l’intento di rendere la storia più vicina, più familiare.

Poi si torna a fare critica
con ‘La pecora fa mbe’, uno stornello che parla di scuola e istituzioni che ci avrebbero addestrato come animali all’obbedienza.
Il ritornello lascia intendere tutta l’ironia che il pezzo si porta appresso, nei versi della pecora che quasi sembra diventare l’autore stesso.

‘In Terra di Calabria’, ottavo pezzo, c’è la nostalgia della terra natale, dei paesaggi e del mare e di ciò che è andato via ed è rimasto li.
Un pezzo nostalgico di una certa carica emotiva.

Anche la nona traccia è a tema viaggio; ‘Pontina’ racconta la statale 148 che unisce Latina e Roma e che diventa crocevia di storie di fatica e lavoro.
Pezzo che risulta essere più interessante di quanto potrebbe sembrare.
‘Maledetto tempo’ è una bella storia d’amore con la Roma di Francesco Totti e la sua leggenda

E’ come un film d’amore, nun lo spieghi in du parole / I cori della curva, l’odore che c’ha l’erba”

Un verso che racconta perfettamente il calcio e quello che vuol dire amare lo sport da dentro e fuori il campo.
Senza ombra di dubbio il pezzo migliore del disco, che racconta e basta, non ha retorica e non cerca di strafare.
Un testo semplice e vero che racconta una storia semplice e vera, ed è esattamente questo che dovrebbe fare un cantautore.

Il disco si chiude con’ Le birre’, brano malinconico che incita ad andare avanti sempre, senza arrendersi mai. Forse per la chiusura dell’album si poteva scegliere un altro pezzo, un pezzo magari più incisivo.

(Rom)

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