Una vita spezzata, un ricordo eterno: 32 anni fa l’addio a Cliff Burton

Una partita a carte, una vita che si spezza, un’altra che si salva pur rimanendone segnata a vita. Quando si dice il destino, che decide per te, quando salva qualcuno e non fa lo stesso magari con un altro. Casualità? Fortuna? Sfortuna? Non si saprà mai, ieri, oggi o domani non potrà mai esserci una spiegazione. Non puoi far altro che star lì ad accettare quanto il destino ha deciso per te.

Perché puoi essere una persona qualsiasi, un comune cittadino, come pure un giovane musicista dal futuro (artistico) assolutamente roseo, ma se il destino ha (purtroppo) deciso per te, difenderti diventa impossibile.

Clifford Lee Burton era un giovane e apprezzato bassista. Nato a Castro Valley, in California, il 10 febbraio 1962, entra in contatto con la musica (classica), sulla spinta del papà. A 14 anni decide di cambiare, avvicinando generi completamente diversi l’uno dall’altro: passa dalla classica al jazz, all’heavy metal. E’ a questo punto che decide di lasciare il pianoforte, che aveva iniziato a studiare, per passare al basso. Fu amore a prima vista: dalle lezioni private, con i progressi continui, al passaggio a band locali il passaggio fu breve.

 

 

Fu così che per due anni Burton si unì al gruppo speed metal Trauma. Fino al 1982, quando nella sua vita, artistica e non, entrarono i Metallica.

Che stavano cercando un bassista da sostituire a Ron McGovney, che aveva lasciato il gruppo in seguito a litigi con Dave Mustaine. Il nome di Burton arrivò alle loro orecchie. Così si presentarono allo storico Whisky a Go Go per assistere ad un loro concerto. Rimasero folgorati: dovevano reclutarlo. Ricorda Dave Marrs, primo tecnico dei Metallica, anche lui al concerto: “Guardate quel ragazzo- disse- La cosa che li scioccò di più fu che mentre di solito è la chitarra ad essere solista, qui c’era un ragazzo che suonava il basso da solista! Pensarono subito che fosse fantastico”. 
Ovviamente accettò la proposta immediatamente: con i Metallica incise nel 1983 Kill ‘Em All, nel 1984 Ride the Lightning e nel 1986 Master of Puppets e in breve tempo divenne un vero e proprio leader del gruppo, un trascinatore nei concerti, un elemento fondamentale per il gruppo. Fino al 27 settembre del 1986.
 In quei giorni i Metallica erano in Svezia. Il 26 si esibirono, con successo, a Stoccolma. Cliff e i Metallica, un legame ormai fortissimo, tutti gli ingredienti erano quelli giusti e al posto giusto e nel momento giusto. Una band indistruttibile. Almeno così sembrava.
Il 27 settembre 1986, era un sabato, durante un viaggio sul bus ufficiale del tour europeo, nei pressi della cittadina di Ljungby, Burton e Kirk Hammett, si giocarono a carte il posto nel letto a castello del loro bus. Il vincente avrebbe dormito vicino al finestrino, il perdente dal lato opposto; Burton vinse e dormì nel posto più prestigioso. Durante la notte l’autista del bus perse il controllo del mezzo, forse a causa di una lastra di ghiaccio sull’asfalto (o a causa dell’abuso di alcol, come molti sostennero). Ormai fuori controllo, il grosso veicolo continuò la sua corsa in un tratto d’erba per poi ribaltarsi.
Dalle lamiere contorte uscirono l’autista, Hetfield, Hammett e Ulrich. Accortisi della mancanza di Cliff, i tre componenti del gruppo si spostarono sul retro del mezzo e lì videro uno spettacolo raccapricciante. “Vidi l’autobus sopra di lui- ricorda Hetfield- Vidi le sue gambe spuntare fuori. Crollai. L’autista, ricordo, stava tentando di dare uno strattone alla coperta posta sotto il suo corpo per usarla per le altre persone. Dissi soltanto “Non farlo, cazzo!”. Volevo uccidere quell’uomo. Non so se fosse ubriaco o se passò sul ghiaccio. Tutto quello che sapevo fu che stava guidando e che Cliff non era più con noi”. Cliff Burton, apprezzato bassista dei Metallica, morì a Ljungby, in Svezia, a migliaia di chilometri dai suoi Stati Uniti, il  27 settembre 1986.

L’autopsia rivelò come causa del decesso una ‘compressione toracica con contusione polmonare’. L’autista del bus motivò l’incidente come dovuto ad un urto su un “pezzo di ghiaccio nero” e fu rilasciato dalla polizia, nonostante questo frammento di ghiaccio non fosse mai stato trovato sul luogo dell’incidente. Dal giorno della sua morte, il vetro del bus per i tour dei Metallica ha una tavola di compensato posta vicino ai letti per evitare nuovi incidenti. Questa è stata chiamata Burton Board (Tavola Burton) in suo onore.

Scioccati dall’incidente e dalla morte di Cliff, i Metallica decisero di fermarsi per alcuni mesi indecisi sul da farsi, prendendo in seria considerazione il ritiro dalle scene. Ma sostenuti anche dai familiari del defunto bassista, decisero di riprendere a suonare e a onorare la memoria di Burton con nuove tracce. 

E fu così che ‘nacque’ …And Justice for All (era il 1988). Il disco fu interamente dedicato al defunto bassista, in particolare, la traccia To Live Is to Die fu intitolata dai musicisti a Burton, essendo l’ultima a cui dette il suo contributo compositivo; infatti, oltre alla parte musicale, Cliff scrisse anche le poche parole che compongono il testo, ultime frasi scritte dal bassista prima del tragico incidente.

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