64 anni fa nasceva Stevie Ray Vaughan e anche oggi ‘The Sky Is Crying’

Forse avesse avuto 27 anni quando un mondo migliore è diventato il suo nuovo palco dove trasformare in magia il suono della sua chitarra, oggi staremmo qui a parlare di uno di quei musicisti maledetti finiti loro malgrado nel ‘Club 27’, quello di Janis Joplin, Brian Jones, Jim Morrison e Jimi Hendrix. E proprio del genio mancino di Seattle si dice che Stevie Ray Vaughan fosse il discendente più realistico, quasi un erede diretto.

Stevie Ray Vaughan, fratello minore di Jimmie, anche lui ottimo chitarrista, se n’è andato 28 anni fa.

 

Un addio assurdo, legato al fato, al destino, a quel qualcosa che nessuno può controllare, gestire, prevenire. Perché se tu decidi di prendere un elicottero al posto di qualcun’altro e quel mezzo cade e ci rimetti la pelle, con quale altro nome puoi chiamarlo?

La vita non ha voluto bene a Stevie. Almeno, non troppo.

Figlio di un alcolizzato, alcolizzato pure lui e anche tossicodipendente, la sua vita è stata sofferta fin da piccolo: “Ho iniziato a bere a sei anni”, il suo racconto in una intervista. E poi le pressioni, i farmaci e la droga “per andare avanti”. Quasi un grido d’aiuto, ma non ascoltato, da nessuno. Se non da se stesso: “Ho toccato il fondo nel 1986 in Germania, non potevo portare avanti il programma che avevamo”. Troppo, troppo tutto: “Sono crollato, sono arrivato a un punto in cui ero completamente distrutto nel mio modo di pensare, nel mio cuore e fisicamente”. Da qui, la scelta di farsi aiutare, per una risalita. Lenta, ma pur sempre risalita.

Stevie Ray Vaughan è stato uno dei più grandi chitarristi di sempre, per molti l’unico che avrebbe potuto portare avanti quanto Jimi Hendrix aveva lasciato in eredità. La sua musica, il suo modo di suonare, la sua chitarra: chitarrista virtuoso, artista unico.

Che il blues lo amava veramente, lo rispettava, lo adorava. Lo sentiva suo, dentro: “Il blues è quello che tu vuoi che sia- disse una volta in una intervista- Può essere un giro di dodici battute. Può essere un feeling, lo puoi suonare come vuoi. Perché il blues? Perché è una musica meravigliosa. Il blues non morirà mai”.

Così come, in qualche modo, pure Stevie Ray Vaughan. Che pure il 27 agosto del 1990 per colpa del fato, del destino, è scomparso in un modo tragico, quanto assurdo. Perché su quell’elicottero partito dal Wisconsin direzione Chicago lui neanche doveva esserci. Come successo a Cliff Burton, bassista dei Metallica per 4 anni intensi, lui in quel momento, in quel posto non doveva esserci. Se Burton prese il posto di Kirk Lee Hammett sul pullman che finì fuori strada, Stevie Ray Vaughan fece lo stesso con Eric Clapton. Già, Slowhand.

Doveva esserci lui su quell’elicottero maledetto che si schiantò per il maltempo e fors’anche per la scarsa esperienza del pilota, ma il concerto concluso poco prima con lo stesso Clapton, il fratello Jimmie, Buddy Guy e Robert Cray, lo convinse a chiedere di partire per primo, al posto di Clapton.

Destino maledetto.

Oggi il più piccolo dei Vaughan avrebbe festeggiato ‘solo’ 64 anni. Tra il 1983 e il 1990 ha inciso 5 album, ‘The Sky Is Crying’ è un album postumo pubblicato nel 1991 in cui sono raccolte tracce inedite, tra cui una versione strumentale di Little Wing, di Hendrix.

Discografia:

1983 – Texas Flood

1984 – Couldn’t Stand the Weather

1985 – Soul to Soul

1989 – In Step

1990 – Family Style (con il fratello Jimmie Vaughan)

1991 – The Sky Is Crying

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