‘Anima Animale’ degli ONORATA SOCIETA’, un disco ibrido – RECENSIONE

Otto tracce per ‘Anima Animale‘, il terzo disco degli Onorata Società, un album denso di idee che non hanno direzioni univoche, ma si compenetrano e si isolano allo stesso momento.

Definirlo un ibrido tra un accennato Ska, a tratti, un Rap che riguarda il cantato e declinazioni Reggae non basterebbe.
Ci sono molte cose da tenere di conto, ma sono sicuramente tenute insieme dal senso del Pop, che quasi come un obbligo accomuna gran parte delle produzioni, almeno in un certo ambito.

Si apre con ‘Randagi’, aggressivo flow e testo che da botte e le da nei posti giusti e traccia un po’ quello che potrebbe essere considerato il filo conduttore di tutto il lavoro, una metamorfosi a metà che lascia nel dubbio la possibilità dell’identificazione in animale o umano.
Società e branco che si trovano a convivere; risulta interessante ritrovare un piccolo spunto del genere.

La seguente è ‘Maluversu’, tirata al limite della Dance con un ritornello chiaro fin dall’inizio.
Anche qui un testo scrupoloso, semplice ma diretto al focalizzare l’attenzione su un ipotetico errore collettivo, forse quello della spregiudicata fiducia nel progresso e nelle sue qualità.
Si capisce comunque che c’è la voglia di un cambiamento più o meno radicale.

Ed ecco perché ‘Bisogno necessario’, la traccia seguente, sembra quasi essere una risposta alle domande poste e allo spaesamento delle possibilità del quotidiano.
Come se si dovesse trovare una radice, un punto fermo che dia soltanto l’essenziale e niente di più Parte strumentale coerente, libera nel suo levare sognante che definisce un amore.



‘Senza confini’ 
è un’altra traccia che si ibrida nel proprio procedere, semplice e puramente radiofonica. E’ comunque presente quell’intenzione di prospettarsi un qualcosa di migliore.

‘Nuovi eroi’, registrata insieme a Lello Analfino, cerca di trovare il tempo di parlare di cose semplici e persone semplici, ricordano più che vagamente Eroe (Storia di Luigi Delle Bicocche) di Caparezza.
C’è una critica e comunque il pezzo si lascia ascoltare, pur nella sua semplicità di struttura e di intento testuale.

Poi arriva quasi una resa in ‘Giungla,’ che sembra essere l’unica risposta a quel progresso che starebbe portando sulla cattiva strada, sembra essere il regresso interiore che deve offuscare il contatto con quella che effettivamente risulta essere una giungla di aspettative falsate e di corruzione.

Poi c’è ‘Il cuore di Andrea’, sicuramente il pezzo più bello e sentito del disco.
Ha tutto quello che un pezzo simile dovrebbe avere e chissà qual è esattamente la storia e chissà chi è Andrea e se ha a che fare con tutto il resto del lavoro, come se i “consigli” bene o male espressi fossero indirizzati a lui e al suo cuore che va in ricambio ma comunque non cambia le cose e la risposta è sempre che si sta male.
Si vorrebbe saperne di più di Andrea, ma forse ci si può accontentare della cupa voce di Leo Ferrè che in un breve estratto da ‘La Solitudine’ dà sinceramente i brividi, e forse Andrea è soltanto qualcuno che ha deciso “che la lucidità se la tiene nelle mutande”.

Qualche dubbio sul pezzo di chiusura, ‘Felicemente Social‘, che si presenta come una critica (forse ormai ridondante) al mondo social che a volte risulta essere più inutile e controproducente dei social stessi, perlomeno fatta in questo modo, con l’utilizzo di termini che hanno effettivamente a che fare con quel mondo, ma che risultano vuoti, di senso e di significato.

Ciononostante il disco risulta essere un bel lavoro con un’idea e con una struttura che si regge, bene, nei testi e nella libera coerenza delle strumentali.

(Rom)

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