‘Musings from the rearview’, il nuovo disco dei MARLON – RECENSIONE

In uscita il 27 novembre ‘Musings from the rearview’, disco dei Marlon, band milanese che propone un lavoro che incrocia varie aspirazioni, andandosi a scontrare con un Country che è sempre in agguato ed un utilizzo ampio di ritornelli e bridge che buttano in continuazione l’occhio ad un Pop radiofonico, a melodiche e anche abbastanza monotone linee vocali che, pur essendo supportate dalla voce cupa e profonda di Marlon, risultano essere molto distanti dall’impatto che la voce potrebbe avere in un altro contesto.

Sono dodici tracce simili tra loro, ben registrate ma che spesso peccano di presunzione e di accostamenti che non sempre riescono nel modo in cui potrebbero.
C’è comunque da dire che i pezzi hanno una loro coerenza e si amalgamano bene tra di loro, cosa che può funzionare a far digerire meglio il disco, da un lato.

Da ‘Help me’, la prima traccia, si inizia a capire qualcosa nel suo incedere cadenzato che poi si scopre nel ritornello che è un bel ritornello, fatto bene, con un bel cambio di voce che si assottiglia, diventa chiara rispetto ai toni bassi della strofa.

Semplice nel riff e nella struttura, segna in maniera inequivocabile il resto del disco, che proseguendo con ‘I’m still breathing’, non va molto a discostarsi da ciò che si è appena ascoltato.
Da segnalare di questa traccia c’è la bella chitarra acustica che, prepotente nella strofa, si va a trovare bene nel resto del pezzo, più lento ma sempre di impronta Pop, orecchiabile e comunque ben costruito.

Con ‘Keeping up’, la terza traccia, ci si avvicina di più a quel Country che sempre resta nell’angolino pronto a fare presenza.
Belli gli incastri della chitarra solista che mantiene un livello alto d’attenzione.

Stesso discorso vale per ‘Liar’, che a tratti ricorda la famosa ‘Wicked games’ di Chris Isaak.
Tirata al punto giusto, riesce a trascinare e ad intrattenere per tutta la durata, anche in un ritornello un attimo più ingegnoso ed insolito rispetto al resto.
Un bel pezzo del quale prendere nota.
Anche in ‘Endless suffering’ si ritrova lo stesso paradigma della precedente, ma molto più sottile.
Una costruzione articolata da strofa a ritornello, che si apre verso orizzonti diversi ogni volta: “And I know we’ll be together in my dreams” dice così e lo fa capire chiaramente; è ciò che vorresti sentirti dire ascoltando un pezzo del genere.

‘Pray for me’, la sesta traccia, è molto simile alla precedente, nell’aggressivo riff di chitarra acustica e le piccole incursioni soliste.
Il ritornello è tutta un’altra cosa ma regge bene il peso.
Una prova vocale cristallina e che mette in risalto le capacità di Marlon.

Poi c’è ‘Freedom’ che è un’altra volta tirata a mille nel riff che ricorda La Grange degli ZZ Top.
Libera nelle varie destinazioni che raggiunge in ogni cambio di accordo, che comunque viaggia coscientemente verso l’obbiettivo, che è quello della spensieratezza e del potercela fare.

La malinconicaWhiskey and tears’ è bella da ascoltare perché conforta, nel giro di acustica che è palesemente Stand by me ma va bene lo stesso, perché è sincero e perché nel ritornello lascia una bella sorpresa.

Con la successivaNext to me’ si ritorna al Pop dei primi pezzi, anche se dipinto di Country in più di un tratto.
Si continua allo stesso modo con ‘I leave’, che è un abbandono ed è un inizio, uno qualsiasi, e lo senti tra le chiuse di accordi minori che lasciano la sospensione tra la voce e l’ascolto, un ascolto sofferto ma che serve a qualcosa.
Fatti bene gli stacchi e gli incastri tra percussioni e acustica.

T’he Devil’s deal
‘ è un altro pezzo che oscilla tra il Pop e il Country più cupo e che funziona bene.
Tra accenni di fischi e fisarmonica che si sentono in lontananza ma che arrivano dritti e danno immaginari ben precisi.

Si chiude con ‘The curse of the empty bottle’, che in un arpeggio dolce dice la parola fine e la dice con un addio cauto ma che lascia qualcosa e la lascia perché nonostante le premessa e la struttura dell’intero lavoro che non lascia troppo spazio all’immaginazione, riesce comunque a rimanere e a farsi ascoltare con curiosità.

(Rom)

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