ANDREA RICCIUTI e il suo ‘Fatemi posto’ – RECENSIONE

Cantautore bolognese, Andrea Ricciuti si presenta con un disco autoprodotto dal titolo ‘Fatemi posto’, come ad esortare la calca a cedere terreno, a considerare anche lui.

Sono dieci tracce di buona fattura, arrangiate da Beppe Tranquillo Minerva.
Dieci tracce che si articolano su standard semplici ma che sanno trovare delle vie alterne per ripensarsi e darsi nuovi toni.
La prima è ‘Sottobosco’, aperta da un affascinante quanto misterioso sovrapporsi di arpeggio abbozzato in una distorsione impercettibile, basso e voce distante, quasi assente.
In un crescendo che porta al ritornello che sconvolge ogni cosa si va a costruire un’architettura sonora che è di tutto rispetto “Crimine non c’è ho bisogno di sbagliare”, dice così il ritornello, nel suo primo verso. Come se il sottobosco fosse quella patina dolorosa che costringe e convince all’immodificabile delle cose e delle vite.

La seconda traccia è ‘Sei nel vento’, più calma nel suo pianoforte d’apertura che un’altra volta viene interrotto dalla batteria che apre all’incalzante procedere.
Una bella canzone d’amore, niente di eccezionale nella sua onesta semplicità, ma proprio per questo credibile.

‘Se capita anche a me’
è la terza ed è molto simile alla precedente, con la differenza sonora della chitarra distorta al posto del pianoforte.
Belli incastri solisti, in una distorsione che sta sempre in sordina ma che convince, usata bene e quando serve.

In ‘Quando mi abbandono’, traccia successiva, cambiano un po’ di cose e iniziano a cambiare già dall’inizio, in un sostrato radicalmente differente, al limite tra il gioco dell’elettronica e il latino americano; un’idea da non sottovalutare.
Testo che rigurgita secche amarezze con un’unica certezza: “Il mio cervello pensa quindi sono

‘Nausica’ è la quinta traccia, un’altra ballata pianistica di una quiete reale e convincente.

Poi c’è ‘Moriresti per me’, tirato al punto giusto, belle dinamiche nel suo vestirsi da Country e viaggiare più libero.
Forse non il pezzo più completo del disco ma quello che arriva prima, che prende e porta via, come salire su di un treno già in corsa che spacca la prateria.

La settima traccia è ‘La culla migliore ‘che è un’altra bella prova sonora che si rivela dall’inizio efficace e anche In viagio verso te, la successiva, si rivela essere una sorpresa, presentandosi con l’intro migliore di tutto il disco.

Chiudono il disco’ Grazie’ e ‘Decibel’.

Belle e distinte in modi nitidi, con ‘Grazie’ che un giro costante di chitarra riverberata che la porta avanti in maniera più che egregia.
‘Decibel’ è quello che ci si aspetta per la chiusura di un disco; un pezzo secco, rabbioso e che da sentenze, come il “Giudice che è già l’ col suo martello”.

E quindi si, alla fine è giusto che quel “fatemi posto” abbia una risposta e che, nel caso la risposta non dovesse arrivare da chi di dovuto, possa prendersela insieme al posto.
Perché le condizioni ci sono e c’è tanto da poter migliorare, che aldilà delle condizioni esterne è la prima a valere e la prima a dare uno statuto superiore ad un qualsiasi lavoro.

(Rom)

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