Roger Waters: The Wall per mio padre, sua assenza drammatica per me

Un trattore o un autobus a due piani. Per il piccolo Roger Waters l’assenza di papà Eric Fletcher fu drammatica e per riportarlo a casa avrebbe cercato di usare qualsiasi mezzo, soprattutto quelli più potenti possibili, un trattore o un autobus. 

Attualmente il genio dei Pink Floyd è in Argentina con l’US+THEM tour e intervistato dal sito INFOBAE, a cui ha raccontato la sua musica e la sua vita, ha ricordato anche il periodo in cui capì di aver perso papà Eric, scomparso in Italia durante la seconda guerra mondiale. Il suo corpo non fu mai trovato, ma nel 2014, dopo una lunga ricerca, scoprì che nel 1944 aveva perso la vita a Campo di Carne, subito dopo lo sbarco di Anzio.

Nella discografia con i Pink Floyd i riferimenti al papà sono molteplici, l’ultimo è sicuramente The Final Cut, l’album che ha chiuso la sua esperienza nella banda. Ma prima c’era stato il più famoso The Wall, in cui ha raccontato la sua esperienza legata alla perdita del papà: “Quando ho scritto The Wall ho pensato che fosse per me e per mio padre- ha detto ad Infobae- poi ho capito che era una storia molto più grande”.

Non avere il papà vicino durante la sua crescita “mi ha colpito in modo drammatico- il ricordo di Waters- Nel 1946, gli uomini iniziarono a tornare dalla guerra”, ricordando che in uniforme e “in bicicletta cercavano i loro figli nelle scuole”. Il piccolo Roger, per questo, alla mamma (“che per me fu mamma e papà insieme”) chiese: “Dov’è mio padre, dov’è il mio uomo in bicicletta?”.

Per giustificare, inizialmente, l’assenza del papà, inizialmente la mamma gli disse che “era in Italia. Finché un giorno gli dissi che lo avrei cercato. Lei rispose che non poteva riportarlo indietro perché era morto. Tuttavia, non volevo ascoltarla e le dissi che l’avrei portato con un trattore. Era la cosa più potente che potessi immaginare. Quando mi ripetè che non sarebbe servito a niente, le dissi che in quel caso sarei andato con un autobus a due piani. Lasciai la stanza, perché non avrei accettato un no per una risposta. A quell’età pensavo che con un grande veicolo avrei potuto ottenere quello che volevo”.

Waters ha spiegato poi di aver “vissuto per molti anni pensando che il papà sarebbe tornato un giorno. Quando accetti il non ritorno di una persona cara? Con il tempo. Avevo sei anni, avevo capito che le possibilità di girovagare per l’Italia colpito da amnesia fossero inesistenti. Lì ho capito che non sarebbe mai più tornato”.

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