Eterno ‘The Loner’: Buon Compleanno a Neil Young

La capacità di non essere mai uguale a se stesso, di reinventarsi, di anticipare e poi stare al passo con i tempi. E poi una produttività che non ha forse eguali: quando hai tra le mani il suo ultimo album, neanche il tempo di ascoltare la prima canzone che il buon Neil Young ha già pronta la nuova ‘fatica’. Eternamente Neil Percival Young, nato a Toronto 7 3anni fa, era il 12 novembre 1945, nonno del grunge con la sua camicia a scacchi e capelli lunghi, ma pure straordinario esponente di folk, rock, hard rock e country.

“Io cerco sempre di non ripetermi- ha raccontato una volta Neil, in una intervista a Repubblica- Non che lo faccia apposta, non ho mai un piano preciso per quello che faccio, ma finisce che facciamo sempre canzoni diverse ogni sera, quindi alla fine di un tour mi trovo con un centinaio di pezzi registrate e molte cose sono improvvisate, alcune le suoniamo in un solo concerto, o due. Vampire blues, ad esempio, l’abbiamo suonata solo due volte, e quella nel disco è la prima: mi era venuta in mente, la band la conosceva, l’abbiamo fatta. È fresca, è vera”.

Contestualizzare Neil Young è quindi impresa quanto mai ardua, sarebbe come costringerlo a non incidere più album. The Loner nella sua lunghissima carriera ha legato il suo nome a due soli gruppi, gli esordienti Buffalo Springfield e il supergruppo Crosby, Stills, Nash & Young, in entrambe trascinatore e carismatico. Malinconico quanto tormentato nel suo essere e nel suo produrre musica, come niente fosse passa da una ballata ad un pezzo hard, da una cavalcata rock ad una suite acustica.

Una capacità di cambiar pelle in continuazione, apprezzata da band decisamente più recenti che l’hanno preso da esempio, come i Pearl Jam o i Nirvana, esponenti di quel grunge che Neil ha contribuito a creare in maniera fondamentale.

Ricordare come abbia dato il via al grunge, con pezzi come Like a Hurricane, capolavoro contenuto in American Stars ‘n Bars, rischia di diventare la solita ripetizione, la solita celebrazione. O come ricordare la sua straordinaria ‘serie’ con Time Fades Away, On the Beach e Tonight’s the Night, ovvero la trilogia del dolore con l’ultimo dei tre album, pubblicato nel 1975 pure se registrato nel 1973, considerato come il primo concept album della storia della musica.

Meglio allora chiudere gli occhi, ‘affondare’ la testa nel divano e far partire il vinile o il cd, lasciandosi cullare dalla lunghissima e struggente ‘The Last Trip to Tulsa’ o trascinare dalla travolgente Rockin’ in the Free World.

Album in studio
1968 – Neil Young
1969 – Everybody Knows This is Nowhere
1970 – After the Gold Rush
1972 – Harvest
1974 – On the Beach
1975 – Tonight’s the Night
1975 – Zuma
1976 – Long May You Run
1977 – American Stars ‘n Bars
1978 – Comes a Time
1979 – Rust Never Sleeps
1980 – Hawks & Doves
1981 – Re-ac-tor
1982 – Trans
1983 – Everybody’s Rockin’
1985 – Old Ways
1986 – Landing on Water
1987 – Life
1988 – This Note’s for You
1989 – Eldorado
1989 – Freedom
1990 – Ragged Glory
1992 – Harvest Moon
1994 – Sleeps with Angels
1995 – Mirror Ball
1996 – Broken Arrow
2000 – Silver & Gold
2002 – Are You Passionate?
2003 – Greendale
2005 – Prairie Wind
2006 – Living with War
2007 – Chrome Dreams II
2009 – Fork in the Road
2010 – Le Noise
2012 – Americana
2012 – Psychedelic Pill
2014 – A Letter Home
2014 – Storytone
2015 – The Monsanto Years
2016 – Peace Trail
2017 – Hitchhiker
2017 – The Visitor

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