‘The Turn’, il nuovo (bellissimo) album degli IMMELMANN – RECENSIONE

Mai banali e in costante evoluzione di traccia in traccia, tra sentori di Post – Metal che c’è e non c’è e riff complessi che si alternano a strumentali melodiche e voci possenti ma che non hanno mai il predominio.
Questi sono gli Immelmann, gruppo vicentino che col suo The Turn, in sei tracce dalla durata giustamente non ristretta, attirano l’ascoltatore dentro un mondo completamente estraneo.

Nella loro pagina Bandcamp si espongono con una chiarezza disarmante: “Immelmann are the co-pilots who guide the listener in a sound vortex made of post-metal boulders, circular grooves, psychedelic atmospheres, all seasoned with post-grunge outbursts. (Gli Immelman sono i co-piloti che guidano l’ascoltatore in un vortice di suono tra massi di Post-Metal, groove circolari, atmosfere psichedeliche, il tutto condito da esplosioni Post-Grunge.”

Quell’essere guidati da loro, co-piloti del suono, che già dal nome dicono tanto.
Come Max Immelmann e la sua virata (The turn), che capovolge l’aereo e lo fa andare a ritroso, lo fa tornare un’altra volta sulla sua scia.
Funziona esattamente così il disco, tra le sue ripetizioni costanti che trascinano e sradicano ogni sostentamento.

Già dalla prima traccia, la monumentale Dive, che con i suoi nove minuti si va a schiantare nel suo procedere lento che si impossessa dello spazio sonoro circostante e non soltanto di quello.

Nel sapiente utilizzo degli intervalli tra distorsione e pulito il risultato si trova ad essere un ottimo spunto per andare a comprendere ciò che si sta ascoltando.
Senso del melodico che non si disperde quando entrano i riff più pesanti e tiene una coerenza non da poco.
Un pezzo che potrebbe sembrare azzardato come apertura ma che si rivela invece essere una chiave di lettura di gran parte del lavoro, se non del tutto.



Guaranteed
è il secondo pezzo, un’altra dimostrazione di come si riesca ad ottenere un risultato più che discreto avendo coscienza dei propri mezzi e soprattutto del mondo che si sta tentando di abitare.
Quei cambi di riff e il charleston che sostiene sono segno di ascolti mirati ed attenti; ricordano Mastodon e la scuola più melodica del Math Rock, a tratti.

Si procede forse sullo stesso versante anche con la terza traccia, Greedia, più oscura e placida della precedente, ma ricca di spunti notevoli e di incastri di riff che trovano sempre delle motivazioni per potersi inserire nei contesti aperti che le tracce rivelano essere.

Torna ad essere presente la pesante costante di riff nella quarta traccia, Sleep.
Riff iniziale che a testate spacca ogni barriera che lo separa dall’obbiettivo per poi insinuarsi come un serpente nei timpani e deporre uova che si schiudono e così via, finché c’è il gusto dell’ascolto e il gusto dell’ascolto c’è sempre, perché è difficile ed innegabilmente imprudente non averlo quando ci si ritrova ad ascoltare un disco del genere.
Al di là dei Mastodon, si rintracciano, almeno soggettivamente, influenze dai Tool e Dagli Woods Of Ypres, almeno per quanto riguarda certe scelte di tempi e d’atmosfera.

Nella quinta traccia, A Song of misery, risulta complesso non tendere l’orecchio e pensare ai quattro di Los Angeles.
Ma non basta, c’è altro in mezzo ed è tanto, più di quanto si potrebbe sospettare.
La cosa che più rende giustizia al lavoro è che questo tanto altro è per la gran parte capacità di scrittura, invettiva e ottima rilettura del già esistente, dote da non sottovalutare mai.

Chiude il disco Be ( titolo che a qualcuno ricorderà il capolavoro di concept dei Pain Of Salvation).
Traccia che deve chiudere un disco, nata appositamente per quello.
Si rintraccia qualcosa di Devin Tonwnsend e del suo genio negli arpeggi e nelle lunghe strumentali atmosferiche che esplodono in urla sostenute ma evidenti.
Un pezzo che continua a testimoniare l’impeccabile intelligenza sonora del gruppo.
Andrebbe ascoltato e andrebbe apprezzato, non tanto per il coraggio della proposta ma per la sua caparbietà e la sua struttura.

Decisa e ferma, come una manovra aerea prima di un bombardamento.

(Rom)

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