La classifica degli album più belli secondo DANGEROFMUSIC

Il 2019 è alle porte, ma il 2018 ha lasciato il segno musicalmente parlando. Ecco perché abbiamo voluto stilare una classifica degli album (secondo noi) migliori del 2018 tra quelli che nel corso di quest’anno abbiamo recensito.
Se siete curiosi di conoscere il vincitore, leggete fino in fondo…

10  New Air – Animae

Quattro tracce per un EP di valore. Un viaggio tra il Trip – Hop e l’Elettronica e dei testi che fanno male, se ascoltati fino in fondo.
Una delle tante dimostrazioni di come la musica italiana abbia una sua espressione potente, con voci e menti che sanno lavorare e lo sanno fare anche molto bene.

 9  Vanterrania – Mysterious

Agli appassionati di Neil Young non può non piacere il lavoro di Vanterrania (one man band che risponde al nome di Giovanni Brancati). Deliri chitarristici su piste di synth e monotonia ambient che si tramuta, nel suo procedere ben definito, in un muro sonoro che per tutta la sua durata rinchiude l’ascoltatore, senza alcuna possibilità di fuga.
Un disco che sta riscuotendo successo a lungo andare e se lo merita tutto.
Difficile all’ascolto a primo impatto, ma di una capacità ammaliatrice unica.

8   The Twinkles – We come along

Un disco di una sincerità disarmante; puramente Punk. Non può sfuggire né ai nostalgici né a quelli che non hanno mai smesso di crederci, neanche per un istante.
Tracce che riportano al ’77 e che sembrano rimaste li, cristallizzate in quella doppia cifra così lontana ma prepotentemente riscritta col sudore dal (e del) gruppo veronese.

 7 Me vs I – Never drunk enough

Altro gruppo veneto e altro disco che prende a sassate l’ascoltatore. Hardcore spinto che si intreccia allo Stoner, in una furia che si regge con un piacere unico.
Riff poderosi e rabbia; tanta rabbia.

6 Un giorno di ordinaria follia  Fumara

Il disco Rock per eccellenza, tra quelli qui citati “Dammi una Colt 45 / ti dipingo il muro a strisce” rimane una delle più belle opening per un pezzo. Non è necessario aspettare il seguito per capire di che si tratta, per rendersi conto che si sta ascoltando un disco di velocità ed adrenalina.
Ci si sente un po’ Michael Douglas, nell’ascoltarlo, con la mazza da baseball in mano e la necessità di spaccare tutto.
Da ascoltare e riascoltare senza mai risultare noioso.

5 Claudia Cantisani – Non inizia bene neanche questo week – end

Un’epopea Jazz.
Tra fatica, locali stretti, bicchieri che vengono e vanno e tanto alcol, si erige un disco di una lucidità che è da tenere di conto.
Fatto da una musicista per i musicisti, per chi sa cosa vuol dire stare sul palco e non avere nessuna voglia di scendere, perché comunque vadano le cose, è tutto ciò che si è in grado di fare.

4 – Horus Black – Simply

Un giovanissimo che ha scritto un disco che recupera cinquant’anni di musica e non lo fa minimamente pesare.
Da Elvis a Nick Cave, passando per il Soul ed il Rockabilly.
Voce profondissima e un senso della melodia fuori dal comune.
Ogni ritornello è una perla ed ogni stacco strumentale arriva al momento giusto.
Non può non piacere un disco del genere.

3 – Paola Rossato – Facile

La commovente cantautrice goriziana mette sul piatto un disco scritto con tanta dolcezza.
Bei testi che fanno compagnia ad arrangiamenti limpidi, che siano di chitarra o di pianoforte.
Nell’ascoltarlo c’è soltanto da goderselo e pensare a quanto sia bello poterlo fare, a quanto si sia fortunati nell’esserselo trovato tra le dita.

2 – Bikini Death Race – Party Animals

Un duo di follia pura, un po’ per le loro maschere e un po’ per il disco che è semplicemente una furia.
Ironia e pesantezza volgare che si ritrovano mano a mano nel migliore dei modi: ondeggiando su linee Post – Punk.
Non tace per un istante, Party Animals, rimane appiccicato addosso come lo schifo che racconta con tutta la tranquillità possibile.

1 – Lightpole – Dusk

La concretizzazione di quello che è un lavoro meticoloso sotto ogni aspetto.
Da Macerata viene fuori un disco che si vorrebbe vedere nei negozi, se ne vorrebbe sentire parlare nelle riviste più grosse e lo si vorrebbe sentire suonato dal vivo sui palchi più grandi.
I Lightpole confezionano un gioiello che definire inusuale sarebbe riduttivo.
Si tratta di qualcosa che non si sentiva da tempo: di una capacità compositiva che va assolutamente riconosciuta e di una fantasia negli arrangiamenti e negli incastri di parti strumentali e vocali che va a costruire un edificio perfetto, incrollabile.

(Rom)

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