Ciao ‘Signor G’: 16 anni fa l’addio al genio di Giorgio Gaber

No, non fu il miglior modo di aprire il 2003.

Sono passati 16 anni, potevano essere 30 come pure 1 soltanto, ma Giorgio Gaber non passerà mai di moda e, facile ma corretto e inevitabile dirlo, resterà sempre nella mente e nei cuori di chi ama la sua arte.

Definirlo, catalogarlo, affibbiargli un’etichetta rischia di essere sconveniente, sbagliato, eticamente sbagliato.

Giorgio Gaber, pseudonimo di Giorgio Gaberščik è nato a Milano il 25 gennaio del 1939 ed è stato un cantautore, commediografo, regista teatrale e attore teatrale italiano tra i più influenti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra. 

Per tutti Il Signor G, è stato anche un chitarrista di valore, tra i primi interpreti del rock and roll italiano (tra il 1958 e il 1960). Gaber è stato pure uno tra gli artisti con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, con due Targhe ed un Premio Tenco.

Cagionevole di salute, sono proprio le sue condizioni, in qualche modo, ad avvicinarlo al mondo della musica. Durante l’infanzia si ammala due volte di poliomielite e il primo attacco colpisce il braccio sinistro e gli procura una lieve paralisi alla mano.

Il padre gli regala una chitarra affinché eserciti le dita con piacere, non come una costrizione. Approfittando del fatto che il fratello la sa già suonare, anche Giorgio impara ad usare lo strumento.

L’idea darà buoni risultati, sia sotto l’aspetto medico che artistico. Da adulto, Gaber dirà: “Tutta la mia carriera nasce da questa malattia”.

I suoi chitarristi modello sono i jazzisti statunitensi: Barney Kessel, Tal Farlow, Billy Bauer. Gaber, da adolescente, non pensa ancora a cantare: è essenzialmente uno strumentista. Vive la musica come momento di divertimento, di svago, essendo la sua attività principale quella di studente. Cerca di imparare anche dai musicisti italiani: a Milano può ascoltare dal vivo Franco Cerri, che si esibisce spesso alla Taverna Messicana.

Diplomatosi in ragioneria, sceglie la facoltà di Economia e Commercio della Bocconi e per mantenersi gli studi, suona al locale milanese Santa Tecla, dove viene notato da Adriano Celentano.

E proprio qui, alla fine degli anni ’50, lo stesso succede con Mogol, che lo invita alla Ricordi per un’audizione, poi positiva. Incide così un disco con quattro tracce, tra cui ‘Ciao, ti dirò’, scritta con Luigi Tenco.

Una delle carriere più brillanti e travolgenti della musica e del teatro italiani ha inizio: arriveranno ‘Non arrossire’, ‘Torpedo Blu’, e poi spettacoli come ‘Qualcuno era comunista’, ‘Barbera e champagne’, ‘Lo shampoo’, ‘La libertà’. E tanto, tanto altro ancora.

Da tempo malato di cancro ai polmoni, Giorgio Gaber muore l’1 gennaio del 2003, poco prima di compiere 64 anni. Ma il suo ricordo e la sua musica continueranno ad essere eterni.

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