Diamante puro, follemente genio: Auguri, Syd Barrett

Essere diversi non significa essere peggiori. Dal colore della pelle al credo religioso, ma pure i comportamenti, gli atteggiamenti e i gusti musicali.
Essere diversi può significare anche solo pensarla in modo diverso e non per forza pensarla in modo sbagliato.

Avere una cordialità innata nei comportamenti fin da giovanissimi è un essere diverso con il sorriso sulle labbra rispetto ad una massa in cui invece essere fighetto era bello. O amare i Beatles piuttosto che i Rolling Stones, come la massa, non per forza è andare controcorrente. Semplicemente può vuoler dire assecondare i propri gusti, null’altro: diversi nei gusti musicali, nulla di sbagliato.

Essere Roger Keith “Syd” Barrett, Sid e poi Syd, è essere artisti a tutto tondo, anche in quella follia che poi lo porterà a lasciare i Pink Floyd, quella creatura che aveva contribuito a rendere immortale con la sua musica, anche qui ‘diversa’, gruppo a cui si era unito dopo l’abbandono del cantante Chris Dennis.

Un artista vero, la creatività nel dna, la spavalderia di proporre musiche e testi ancora oggi innovativi a oltre 50 anni di distanza.

Eppure, dotato di una cordialità che contrastava con quel mondo che viveva, tanto che in Nick Mason, ricorda nella biografia ‘Inside Out’, è rimasto “impresso il fatto che si prese il disturbo di venire a presentarsi a me”. Diverso nel comportamento, diverso nell’amare la musica: tutti impazzivano per la voce di Mick Jagger e la musica degli Stones, Barrett aveva scelto i Beatles.

Cresciuto in un ambiente molto progressista, grazie ai genitori Arthur e Winifred, oggi Syd avrebbe festeggiato 73 anni, essendo nato il 6 gennaio del 1946 a Cambridge.

Invece, il 7 luglio del 2006, ad appena 60 anni, un tumore al pancreas ha messo fine ai suoi giorni.

Di Syd Barrett si è detto, scritto di tutto. Dal crollo psicologico che lo ha portato ad allontanarsi dai Pink Floyd, alla sua possibile malattia, chi dice sindrome di Asperger e chi nega, pure a tanti anni dalla sua scomparsa; dagli alieni e/o gatti decisivi nella scelta del nome Pink Floyd, fino all’addio effettivo al gruppo.

Ma mai abbastanza si è detto, e si dirà, della sua musica, della sua arte perché questo era, amante del ‘vecchio’ blues ma desideroso di innovare, di esplorare nuove strade.

Come per The Piper at the Gates of Dawn, 1967, primo album in studio dei Pink Floyd, e soprattutto primo e unico album in cui Barrett ha recitato un ruolo da assoluto protagonista scrivendo testi e musiche. E’ decisamente tra gli album che maggiore influenza hanno avuto sul rock psichedelico: contiene testi ‘diversi’ per l’epoca, che spaziano fra temi spaziali, fantastici e fiabeschi, accompagnati da passaggi strumentali psichedelici.

Auguri Syd Barrett, diversamente unico.

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