Elvis Presley, The King: Buon Compleanno al re del rock

E’ stato il Re del Rock.

Con la sua presenza scenica e la mimica con cui accompagnava le sue esibizioni ha esercitato notevole influenza sulla cultura statunitense e mondiale.

Durante le esibizioni, i movimenti oscillatori e rotatori del bacino furono interpretati come movenze di un amplesso.

Questi gli procurarono l’appellativo di Elvis the Pelvis (“Elvis il bacino”).

Avrebbe festeggiato 84 anni proprio oggi Elvis Aaron Presley, nato a Tupelo l’8 gennaio 1935, scomparso a Memphis il 16 agosto 1977.

La sua incredibile produzione discrografica lo ha portato a toccare generi come rhythm and blues, country and western, gospel, spiritual, traditional, melodico e pop.

Se escludiamo sei concerti tenuti in Canada verso verso la fine degli anni 1950, va detto che non si esibì mai fuori degli Stati Uniti.

Più volte nella Top Chart della rivista Billboard, punto di riferimento per le vendite nel mercato discografico statunitense, sul mercato britannico, Presley piazzò ventuno singoli in vetta alle classifiche di vendita, a volte con permanenze di 80 settimane al primo posto.

I suoi 45 giri rimasero in classifica per 1277 settimane, gli Lp stazionarono ininterrottamente nella Top 10 dal novembre 1958 al luglio 1964.

In ventiquattro anni di carriera ha pubblicato 61 album, vendendo oltre un miliardo di dischi in tutto il mondo e conquistando il record di dischi venduti da un solo cantante.

Infinita la lista di successi: da Heartbreak Hotel a Don’t Be Cruel/Hound dog a Love Me Tender, da All Shook Up, Jailhouse Rock e Hard Headed Woman a It’s Now or Never.

E poi Are you lonesome tonight?, Surrender, Suspicious Minds.

Come si conviene ad un mito, l’esistenza di Elvis è nella leggenda fino all’ultimo dei suoi giorni, e pure oltre.

Era agosto del 1977.

Dopo l’ennesima esibizione, tornò a Memphis per riposare e dedicarsi ad un nuovo tour, che avrebbe dovuto iniziare attorno alla seconda metà di agosto.

Il 16 agosto, poco dopo mezzanotte, tornò a Graceland e, nonostante avesse già assunto un’abbondante dose di barbiturici, rimase sveglio sino alle prime ore del mattino.

Alle ore 4:30 del mattino si mise al piano, per suonare due canzoni gospel e il brano country Blue Eyes Crying in the Rain, l’ultimo pezzo che abbia mai cantato.

Alle 9:30 prese il libro intitolato A scientific search for the face of Jesus, scritto da Frank O. Adams, e si diresse verso la stanza da bagno.

Dopo 4 ore, alle 13:30, venne rinvenuto agonizzante nella stessa stanza dalla compagna Ginger Alden, che diede immediatamente l’allarme.

In un’ambulanza fu trasportato al Baptist Memorial Hospital, giunse alle ore 14:56, ma tutti i tentativi posti in atto allo scopo di rianimarlo furono inutili.

Alle 15:00 dello stesso giorno ne fu dichiarata ufficialmente la morte, a causa di un attacco cardiaco, all’età di 42 anni.

La notizia della sua morte ovviamente provocò grande commozione in tutto il mondo, ma pure illazioni, contribuirono alla nascita della leggenda metropolitana.

Si disse infatti che il cantante non fosse realmente deceduto, ma che in realtà fosse ancora vivo e che la sua dipartita fosse solo una messa in scena.

Ormai Elvis era in ogni dove, oggi Elvis è ovunque. Come la sua musica.

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