Semplicemente, David Bowie: Buon Compleanno, Uomo Delle Stelle

La capacità di non essere mai uguale a se stesso. Di reinventarsi, di esplorare nuove galassie (c’era tanta fantascienza nella sua musica), di anticipare tempi, costumi, musiche. La capacità di essere David Robert Jones, per tutti semplicemente David Bowie.

L’arte in persona, un uomo che in realtà ne nascondeva tanti e poi tanti ancora, vuoi per i numerosi personaggi a cui riusciva a ‘dar vita’, come Ziggy Stardust, Aladdin Sane, Major Tom, Halloween Jack, The Thin White Duke e Nathan Adler. Musicalmente, ma pure esteticamente con il suo continuo cambiare d’aspetto, d’immagine. Vuoi per la sua arte, che lo portava ad essere cantautore, attore e pittore.

La capacità di essere sempre diverso, pur rimanendo sempre David Bowie. “Io sono cresciuto nell’era della creatività”, vissuto “in una metropoli dove si respiravano cultura e arte- disse una volta in una intervista- Ogni artista è figlio del suo tempo e io sono figlio di un momento storico straordinario”.

Dietro ogni artista, dietro ogni capacità poi espressa, doveva per forza esserci talento. E per Bowie chi lo aveva “sapeva che prima o poi ce l’avrebbe fatta”. Come avvenne, poi. Per lui che nella musica come nella pittura, nel cinema o nella letteratura “io sapevo fare un po’ di tutto, ma con il tempo mi convinsi che la mia migliore qualità era la voce. Quindi, comprai un microfono…”.

Talento, certezza, consapevolezza. E un microfono. Per uno dei più influenti artisti della storia della musica. E non solo.

Oggi, fosse materialmente ancora tra noi, festeggerebbe e soffierebbe, con i suoi milioni di fan sparsi in tutto il mondo, qualcuno pure su Marte, su 72 splendide candeline, era nato a Londra l’8 gennaio del 1947.

Ma il 10 gennaio un tumore se lo è portato via dopo una lotta dura e in gran segreto durata 18 mesi.

Ma non si è portato via la sua arte, i suoi successi, quella che è stata la colonna sonora di milioni di persone, fan o semplici amanti della musica. Come con Heroes o Life on Mars?, Space Oddity, Fame. E poi Let’s Dance e Under Pressure, con i Queen, con Freddie Mercury.

E non si è portata via neanche la sua voglia di fare musica e di regalarla ai suoi fan, di cantare la sua malattia, il suo addio, il suo commiato.

Come con Blackstar, l’album pubblicato due giorni prima della sua scomparsa: in Lazarus canta: “Guarda quassù, sono in Paradiso, Ho delle cicatrici che non possono essere viste, Ho una storia che non può essermi rubata, Ora tutti mi conoscono. Guarda quassù, amico, sono in pericolo, Non ho nulla da perdere”.

Noi sì, abbiamo perso qualcosa. Ma non tutto, perché la musica di Bowie, scontato dirlo e sottolinearlo, resta eterna.

Per fortuna.

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