‘E’ un momento difficile, tesoro’ di NADA – RECENSIONE

Nada non è una novità, questo è più che assodato. Detto questo, la novità sta nel fatto che il suo ultimo disco, E’ un momento difficile, tesoro, sia un lavoro che la rende per quello che è sempre stata, agli occhi e alle orecchie degli ascoltatori: una bambina.

Non si fa della morale spiccia nel dire che quell’innocenza, che si sa, solo i bambini riescono ad avere, si ritrova costantemente negli arrangiamenti, nei testi e nella voce della cantante toscana: “Ti amo da sempre, sempre ti amerò.”

Inizia così il disco, la prima traccia che è anche la title track.
Da qui parte tutto, una conoscenza che è sempre stata presente e non potrebbe mai essere altrimenti.
Una canzone semplice; niente più di questo.

Il lavoro è gestito da giri che gli anni sessanta li hanno visti e li hanno maneggiati, come un’arma: “Sparava ma non era cattivo / Credeva di cambiare qualcosa in qualcosa di meglio che meglio non è” Dice così
All’ultimo sparo, la seconda traccia, come se gli anni passati e la memoria fossero davvero quella carcassa che bisogna tirare avanti.
Nelle giornate che continuano ad andare senza tenere di conto il resto, e il resto siamo sopratutto noi e i nostri pensieri, quelle che sono le mire e le ambizioni: “Guardando l’acqua, cercando il sole / Potrei anche innamorarmi ancora”.

Così Due giorni al mare, terza traccia.
Due giorni per dire che qualcosa si può cambiare se ci si da la tranquillità ed il tempo per farlo.
Vero è che il mare è sempre altrove, sempre lontano e bisogna saperci andare, bisogna sapere dove svoltare e quali strade non prendere.
Ma non lo si sa mai, e questo va preso seriamente in considerazione.
Tutto il disco è così, pregno di quella voglia di fare e di amare e di continuare a provare qualcosa, uno sforzo e non uno slancio, ma si prende quello che arriva.

Il pezzo a rendere perfettamente tutto ciò è Dove sono i tuoi occhi, quinta traccia e sicuramente quella più riuscita, quella che davvero arriva e fa male. Un incalzante giro di chitarra che va sempre di più a salire e prendersi tutto quanto, l’attenzione ed il buon umore che ormai se ne è andato.
“Dove sono i tuoi occhi? Che inferno, avere delle braccia e nessuno da abbracciare.” Più pesante di così non potrebbe essere, più mirato e più diretto al profondo delle paure.
Gli occhi che se ne sono andati e non si trovano più, quelle sicurezze effimere che quando se ne vanno non sono più così tanto effimere.
Bisogna sapersele tenere strette, anche quando graffiano e quando rodono l’anima.
Il pezzo sembra dire proprio questo, sembra mettere in guardia dalla fretta del dolore, che anticipa future gioie possibili; le annienta.

La settima traccia, Stasera non piove, è simile per arrangiamento ed atmosfera.
Non succede nulla e poi succede, nella rapidità delle cose che cambiano e noi che restiamo sempre gli stessi, a guardare la pioggia che c’è e invocarla quando non c’è.

E’ un disco triste, non si potrebbe dire altrimenti.
Ma va bene così, questo è chiaro ed è una cosa tutto sommato bella da dire.
Le ultime due tracce ne sono la prova: Lavori in corso e Un angelo caduto dal cielo (il riferimento è più che palese).
Due poesie, perché alla fine questo sono, che lasciano un vuoto ancor prima di finire, mentre le si sta ascoltando e il vuoto cresce con l’ascolto, con il pensiero che se ne va e forse è proprio lui a dare quel vuoto, a renderlo vero e insopportabile: “All’improvviso ti si apre il cuore
E non si richiude più, lasciando entrare tutto, come un aspirapolvere.
Il disco è esattamente questo e Nada lo sa, lo sa in ogni parola che ha cantato.

(Rom)

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