Kurt Cobain oggi avrebbe 52 anni: buon compleanno al Re malinconico del grunge

Pochi secondi per mettere fine ad una delle più influenti figure nel panorama della musica internazionale. Una figura che inevitabilmente avrebbe segnato le generazioni future. Forse lui tutto questo lo sentiva già pesare sulle forti ma allo stesso tempo deboli spalle. Forse, quel 5 aprile del 1994 decise che era arrivato il momento di “bruciare in fretta”, perché “è meglio che spegnersi lentamente”.

Troppo presto se n’è andato Kurt Cobain, che oggi avrebbe compiuto 52 anni: era nato ad Aberdeen il 20 febbraio 1967. Nel 1987 insieme a Krist Novoselic, con Dave Grohl, segnò un passaggio fondamentale nella storia della musica fondando i Nirvana, che in due anni divenne un gruppo fondamentale nella scena del rock alternativo, quel grunge che prese vita con loro. Nel 1991 l’uscita singolo Smells Like Teen Spirit, considerato vero e proprio inno di una generazione.

Tutto bello, forse troppo per Kurt. Che nel frattempo si trovò a combattere con la dipendenza dall’eroina e con le pressioni mediatiche su di lui e sulla moglie Courtney Love, da cui aveva avuto una figlia, Frances Bean.

Kurt e l’Italia. Nel destino del chitarrista e cantautore statunitense c’è stato il nostro paese, Roma soprattutto. Il 23 febbraio 1994 fece infatti la sua ultima apparizione televisiva insieme ai Nirvana su Rai 3 nel programma Tunnel, condotto da Serena Dandini, cantando Serve the Servants e Dumb.

Pochi giorni dopo, era il 1 marzo 1994, dopo l’ultimo concerto del tour europeo dei Nirvana al Terminal Einz a Monaco, in Germania, gli diagnosticarono una bronchite e una laringite. Un buon motivo per prendersi un po’ di pausa. E il 2 marzo volò per questo a Roma per prendersi una settimana di riposo. Fu raggiunto da Courtney e da Frances Bean e prese una suite all’hotel Excelsior di via Veneto. Durante la notte Courtney si accorse che il marito era in overdose dopo aver ingerito cinquanta pasticche di Rohypnol mischiate a champagne. Cobain fu portato al Policlinico Umberto I e salvato grazie a un cocktail di farmaci. Trasferito la mattina seguente all’American Hospital, qui rimase in coma farmacologico per tutta la notte, ma dopo qualche giorno si riprese. Love dichiarò in seguito che l’incidente era stato un primo tentativo di suicidio del marito. Fu solo il preludio a quanto successe ad aprile.

Il suo corpo senza vita fu trovato l’8 aprile del 1994 nella sua casa di Seattle, un suicidio che per la polizia avvenne 3 giorni prima. Un colpo di fucile, un colpo al cuore di una generazione, di cui pochi anni prima era diventato in qualche modo il portavoce. Vicino al corpo viene ritrovata la famosa lettera d’addio, per molti alla vita, per altri al mondo della musica. Fatto sta che l’ex leader dei Nirvana cita un passaggio di ‘My My, Hey Hey (Out Of The Blue)’ di Neil Young, “it’s better to burn out than to fade away” (“è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente”). Forse una scelta non casuale perché il cantautore canadese al grunge ha dato vita e ispirazione.

Già poco dopo la notizia della scomparsa, fece entrare Kurt Cobain nel mito. Vuoi per le modalità, per molti non fu suicidio, ma soprattutto per l’età: aveva infatti 27 anni, come Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Brian Jones, per questo entrò di diritto nel Club 27, ‘riservato’ a vere e proprie leggende della musica internazionale di tutti i tempi.

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