‘Free Me’ di J.P. BIMENI, il disco soul dell’anno – RECENSIONE

Uscito il 15 di Febbraio e considerato il miglior disco dell’anno dalla BBC, Free me di J.P. Rimeni, originario del Burundi ma affermatosi in Inghilterra, è un disco Soul.

Questo è il punto, considerati anche gli accostamenti, più o meno azzardati, a uno che il Soul l’ha scritto e vissuto, qualcuno che risponde al nome di Otis Redding.

Voci simili, com’è anche normale che sia quando si parla di Soul, e un’attitudine musicale innegabilmente pregna di quella che è la sofferenza e l’immediatezza delle emozioni tipica del Soul, un genere che è nato per dire semplicemente come si sta, quali sono i turbamenti e raccontare storie di ogni giorno.

Free me lo fa, ma sarebbe assurdo il contrario, sarebbe assurdo immaginare un disco Soul senza queste prerogative, perché semplicemente non potrebbe essere altrimenti.

Non c’è innovazione, perché l’innovazione non ha a che vedere con le emozioni e non ha a che vedere con il Soul, ed è giusto che sia così.

C’è la voce e questo è quanto.
Una voce densa di passato, strappata da ogni considerazione che non sia legata a ciò che è già stato, al vissuto collettivo e quello personale dell’artista.

Cifra tonde per le tracce che sono dieci e tendono a somigliarsi l’una con l’altra, ma anche questo è normale ed è giusto.
Tastiere onnipresenti, fiati che reggono l’impalcatura e giri di chitarra che a volte sorprendono per guizzi e cambi inaspettati; un ottimo apparato strumentale.

E poi la voce di Bimeni, che funziona e questo è innegabile.
Prendere come esempio il singolo I miss you, ottava traccia, per cercare di semplificare il discorso intorno al disco, sembrerebbe riduttivo e forse lo è, ma è il paradigma di quello che si intende quando si utilizza il termine Soul.

Quel mi manchi che è d’obbligo, e non si sa di chi si stia parlando, chi è che manchi e per quale motivo e quale sia la sofferenza che la mancanza si porta appresso.

Un arrangiamento quieto, con stacchi vocali di tutto rispetto, che denotano una volta per tutte le capacità canore di Bimeni. Si capisce il perché della scelta di presentarlo come singolo; è orecchiabile.
Questo non vuol dire che gli altri non lo siano, anzi, ma orecchiabile in questo caso è un concetto che si articola su più fronti ed è completo di ogni riferimento, perché si tratta di struttura compatta e di arrangiamento fatto apposta per essere immediato, per rimanere impresso, con un intro vocale quasi parlato, che introduce la storia e lo fa con gentilezza, quasi sottovoce.
Tecnica utilizzata da sempre nel Soul, per renderlo familiare, più vicino all’ascoltatore, perché se ti parlo mi ascolti, sempre.

La prima traccia, Honesty is a luxury, è un’ottima apertura, per le stesse motivazioni.
Ricordando a tratti Super Freak di Rick James, si tinge un po’ di Funky ma rimane comunque un pezzo godibilissimo e intelligentemente utilizzato come apri fila.

Altri pezzi degni di nota sono Madeleine e Free me, title track immancabile, rispettivamente settima e nona traccia.
Due pezzi che sanno di tempi passati e che riportano a quelle sonorità andate ma che hanno lasciato un solco e vengono rivisitate e riproposte senza che vi sia il coraggio di modificarle, perché la grandezza del Soul sta proprio qui, la sua longevità getta le proprie basi nell’aver dato i mezzi musicali per raccontare qualsiasi cosa e farla comunque andare bene.
Ciò che importa è l’impatto e ciò che importa e saper dire ciò che si vuole dire; non importa altro.

Perché perduta l’importanza sociale e quella identitaria delle comunità nera e della classe operaia negli Stati Uniti,  giustificabile e comprensibile ai suoi albori, il Soul rimane svestito come un corpo nudo, con quella stessa immediatezza sensibile che ha proprio il corpo umano, al tatto e all’olfatto e al gusto; qui l’udito fa tutto.

Quindi si, il disco di Bimeni ha qualcosa da dire come disco Soul perché riesce a conquistarsi il diritto di essere definito tale, ma resta comunque il fatto che è semplicemente un disco Soul e niente di più.

Accostarlo ad Otis Redding per la voce simile e la sua partecipazione come cantante ad un gruppo tributo di quest’ultimo, non solo è azzardato, ma è una riduzione al minimo di quelle che sono, da una parte, le capacità di Bimeni, e dall’altra, è un’incapacità di comprendere quali siano le dinamiche che operano nella geometria del Soul, e prima di tutte l’imitazione, o se la si vuole chiamare in altri termini, meno aggressivi, l’emulazione.
Questo definisce il cantante Soul, al di là della bravura e delle capacità vocali.

(Rom)

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