KURT COBAIN raccontato da NIRVANA ITALIA a 25 anni dalla sua morte

Un anniversario importante il 25° della scomparsa di Kurt Cobain, deceduto il 5 aprile 1994 nella sua abitazione e rinvenuto morto solo 3 giorni dopo, l’8 aprile 1994.

Sulla sua vita (e anche sulla sua morte) è stato detto tantissimo, spesso anche cose tra loro contrastanti. E’ per questo che abbiamo chiesto alla redazione di Nirvana Italia di raccontarci chi era davvero secondo loro Kurt Cobain, da fan e da profondi conoscitori della storia dei Nirvana. (Leggi anche La morte di Kurt Cobain raccontata dai membri di Nirvana Italia)

Ecco di seguito l’intervista:

Kurt74: “Per me rappresentava musicalmente la ribellione, quella ribellione irrinunciabile nell’adolescenza. Contemporaneamente rappresentava anche la novità, perché in genere i suoni duri che prediligevo venivano dal mondo metal, ma mi accorgevo invece che kurt non aveva nulla a che vedere col metal sotto l’aspetto della personalità. Con la maturità ha iniziato a rappresentare per me riferimenti positivi su questioni come la difesa dei diritti delle donne, abbinati ad altri negativi come l’uso di droghe”.

Angelo Barraco (Sappy): “Kurt Cobain è riuscito a scardinare il plasticismo della musica pop degli anni 80, con un suono possente in perfetta contrapposizione con la poetica sensibile e introspettiva che ruggiva dalle sue ruvide corde vocali. Un suono compatto, possente, destabilizzante ma al contempo armonioso che raccontava il disagio di una generazione che aspettava il suo portavoce. I Nirvana sono cresciuti nella Seattle della droga e del disagio, lo stesso disagio che si rifletteva nella vita di tantissimi adolescenti che vivevano nelle periferie urbane e rivedevano le proprie vite dalle parole che il ragazzino con la testa bionda urlava attraverso un microfono e una chitarra gracchiante che quasi sempre veniva scaraventata sul pavimento. Lo specchio di una generazione che ha voluto un portavoce, l’ha amato e l’ha visto morire poco dopo. Kurt ha rappresentato per me tutto questo e molto altro e negli anni la rilettura della sua musica ha dato un valore alla qualità che ne conferivo all’origine”.

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