‘Se nascevo femmina’: dubbi e perplessità nel nuovo album di Ilaria Viola

Non una differenziazione, solo una “provocazione” perché “non ci dovrebbe essere differenza tra essere femmina e essere donna”.
È uscito il 24 maggio il nuovo album di inediti di Ilaria Viola, dal titolo ‘Se nascevo femmina’.
Per la cantautrice romana si tratta di un lavoro scritto in totale rottura con tutto ciò che la rappresentava nel precedente album intitolato ‘Giochi di parole’, uscito nel 2014.

‘Se nascevo femmina’ è un disco che racconta dubbi e perplessità sulla condotta sociale universale e che ricerca e reclama un nuovo modo di rivendicare la femminilità.

L’abbiamo intervistata e ci ha raccontato i segreti del nuovo album.

  • Cosa significa oggi per Ilaria ‘essere femmina’? “In realtà la mia differenzazione tra essre donna e essere femmina voleva solo essere una provocazione. Non ci dovrebbe essere differenza tra essere femmina e essere donna. “Donna” è solo il termine che sta a indicare la femmina dell’essere umano. Ma nella nostra società purtroppo l’essere donna si porta come fardello una serie di stereotipi inculcati dalla società per generazioni e generazioni. Questa distinzione vuole essere una critica volta a evidenziare la differenza tra il femminismo delle suffraggette e quello che oggi invece è il maschilimo nuovo col quale ci troviamo a combattere. Mi spiego meglio: essere femministe oggi io credo che sia se da una parte mooolto più semplice (per fortuna abbiamo avuto delle precorritrici agguerrite che con il coltello tra i denti hanno fatto opera di sfondamento per noi) dall’altra più complesso. Mi spiego: quando alle donne erano vietati i diritti sociali FONDAMENTALI era ovvio che l’univa via fosse la ‘violenza’, le ‘forzature’. Voglio dire, si parla di logica, di diritti umani, di esseri umani. Quando se ne sono accorte era evidente che avessero ragione, ma che solo un movimento di irruenza poteva cambiare cose che per centinaia di anni erano rimaste invariate. Si penserebbe che visto che sono passati più di 70 anni dal diritto di voto alle donne in Italia (non siamo stati proprio i pionieri in Europa) la parità, non l’uguaglianza, dovrebbe essere data per scontata. E invece no. Perché il maschilismo è insito in maniera subdola nella mente dell’italiano medio”.

Quante mamme, continua Ilaria, “si sentono ancora dire delle proprie figlie ‘E’ proprio un maschiaccio’ Per indicare una bimba che non compie le canoniche azioni che ci si aspettano da un cucciolo di uomo di sesso femminile? Quante volte abbiamo sentito dire di una donna omosessuale che non si trucca o che indossa sempre pantaloni e magari porta i capelli corti “Ah ma quella non è lesbica quella è un omo”? Quante volte se indosso una minigonna con un tacco vertiginoso mi sono sentita fare apprezzamenti volgari? E sebbene gli apprezzamenti facciano piacere a chiunque a prescindere dal sesso, quelli volgari spesso infadidiscono. E perché mi devo infastidire per un apprezzamento. Sarebbe così terrificante limitarsi a fare un complimento gentile? Si! Perchè nel commento volgare c’è il sottinteso atto di coercizione che tende a mettere a disagio il sesso femminile, a farlo sentire un oggetto, a sminuirlo in quanto donna”. Il problema del femminismo “a mio avviso è però anche un problema delle donne. Ho sentito molte femministe oggi incagliarsi su dei futili problemi, a mio avviso, come la femminilizzazione del vocabolario. Così come ho sentito molte donne, alcune della mia famiglia dire ‘Non sarai mai donna finché non sarai mamma’. Si capisce quanto sia radicato questo modello soprattutto in Italia dove abbiamo il Vaticano in casa, stato nel quale il capo viene eletto da un ristretto concilio completamente precluso alle donne. Il femminismo contro cui dobbiamo lottare oggi è subdolo. Oddio se dovesse vincere Salvini le prossime elezioni forse potremmo dover di nuovo ricorrere alla verbale artiglieria pesante (Lo dico scherzando ma neanche troppo)”.

Se non nasceva femmina, la vita di Ilaria quanto sarebbe cambiata? “La ‘Femmina’ di se nascevo femmina non esiste. È una provocazione, una rappresentazione di tutti gli stereotipi archetipici dell’essere umano di sesso femminile. E per fortuna rappresentare tutti gli stereoptipi è impossibile. Già è abbastanza faticoso per quelle che tra noi scelgono di abbracciarne qualcuno, rimanere coerenti. Il mio è un invito a uscire tutte da questa gabbia claustrofobica. Ma in realtà questo discorso purtroppo può anche essere allargato eper comprendere tantissime altre classi stereoptipate. Perchè la società sta pericolosamente andando verso la direzione di definizione dell’essere umano in caratteristiche comprensibili e decifrabili. Io trovo questa evoluzione del pensiero (o meglio Involuzione) piuttosto pericolosa”.

Come nasce l’album e l’idea di raccontare un tema così affascinante ma allo stesso tempo delicato? “Da un pranzo di famiglia a Pasqua. Ero l’unica tra le mie cugine che ancora non aveva avuto un figlio e avevo già superato i trenta. Le genitrici se ne escono a un certo punto con una frase mooolto infelice: ‘Non sarai mai completa come donna finchè non sarai mamma’. Quando questa argomentazione viene espressa dalle donne che ami e che quindi dovresti stimare, arriva come un destro in faccia. Se io ricevo un destro in faccia mi arrabbio. E questo è stato il mio modo di reagire”.

Delle otto tracce, quale quella a cui è più legata?
“Per mezz’ora e Bambumbeto. Sono state le prime che ho scritto al volo in una notte. E da lì non mi sono più fermata”.

Ci sarà un tour? “Il primo luglio a ‘na cosetta estiva per la rassegna ‘Famo estate’ ci sarà il release party. A breve sul mio profilo fb le prossime date”.

TRACKILIST

1 Bamboombeto
2 Leila
3 Per mezz’ora
4 Se nascevo femmina
5 Martini
6 Per la gola
7 La via di mezzo
8 Mulini a vento

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