‘Rapublic’ e l’Italia: la società nell’hip hop dei Devia Clan

La rappresentazione di “ciò che siamo, ciò che non siamo e ciò che la società vorrebbe farci essere”. Un impegno ambizioso, un progetto ispirato alla realtà in cui siamo quotidianamente immersi, inquadrata da un punto di vista nuovo o meglio, particolareggiato.

Rapublic è il frutto del lavoro di 7 artisti: Devia Clan nasce nel 2002 da un’idea di Isaac Dante e Marco Ingoglia (Ingo) , a cui si uniscono altri 5 artisti nel 2015. E’ l’interessante punto di vista di un gruppo di artisti legati dalla passione per la musica sulla società di oggi.

Li abbiamo intervistati e ci hanno raccontato i segreti dell’album, delle idee portate da ognuno degli artisti. E poi i progetti per il futuro.

-Un sound originale, ricercato, che mette insieme idee diverse, musiche diverse. Come nasce “Rapublic” e cosa volevate raccontare a chi sceglie di essere “libero di ascoltarvi”.

Rapublic nasce dalla voglia di mettere la nostra firma nell’hip hop, autenticata dalle singole esperienze dei componenti della band e dalla collaborazione con il producer Leonardo Biccari .

Iniziando a concretizzare le idee, abbiamo dato forma al nostro sound e messo in campo, con i nostri testi, argomenti che offrono spunti di riflessione sull’essere, sulla società e sulle politiche di disinformazione delle lobby. Questo è ciò che vogliamo raccontare a tutti quelli che sono capaci e liberi di ascoltarci! Vogliamo fargli sapere che esiste un’alternativa alle false dottrine  a cui l’uomo quotidianamente é sottoposto. Vogliamo parlare di tutta quella sporcizia che tiene le menti in un basso stato di consapevolezza su tutti i piani dell’esistenza. E’ un’antica lotta che sta volgendo a termine e che ci trova pronti a fare molto rumore e, con le “trombe accordate”, per citare un estratto di un nostro brano.


-Con il vostro album raccontate “ciò che siamo, ciò che non siamo e ciò che la società vorrebbe farci essere”. Oggi, l’Italia che paese è?

L’Italia è un paese confuso, ancora diviso da ideologie surreali, dalla disinformazione e dall’intrattenimento mediatico mediocre volto a una distrazione e destrutturazione etica di massa. Abbiamo ad oggi due Papi, uno falso ed uno vero. Due governi, uno di facciata l’altro che smanetta per cambiare la sovranità del nostro paese. Un presidente Rai che ha due padroni e mentre viene stipendiato dallo Stato Italiano siede alla Commissione Trilaterale perché non ha autonomia nel decidere che storia raccontare ai suoi cittadini. Cosa aggiungere?!

Ecco! …Un paese che è stato globalizzato a tavolino, perdendo così la propria identità culturale. E’ un paese dove si forgiano politici mafiosi, politici mercenari che svendono la propria bandiera al miglior offerente, politici di dilettanti allo sbaraglio che pensano di avere gli stessi privilegi dei primi due. Come non aggiungere alla lista governi Tecnici di scimmie delle lobby, che ci hanno promesso mari e Monti, ma dai Monti è arrivata invece la solita puzza di fogna, perché l’acqua dei mari era destinata ai soliti pochi. Il nostro è un paese che vorrebbe andare avanti, ma incutono timore ancora i Draghi, che però in questo secondo medioevo non volano, non sputano fuoco, ma parlano di economie e finanze deliranti davanti ad una telecamera. Ma quanto menzionato finora non vuole togliere la scena al gossip, all’industria della paura, alle strategie di tensione, alle nuove future generazioni pescate da YouTube e dai talent, all’industria della dopamina che usa soldi e sesso per evitare che persone abbiano il tempo e le risorse di realizzare quello che stiamo dicendo in queste poche righe.

Oggi noi siamo qui a testimoniare che malgrado l’esistenza dell’ Homo Coliones et Fallimentaris, siamo un popolo che ha insegnato la storia, la filosofia, la poesia, l’etica, la spiritualità al mondo intero ed è infatti di quella che vi parleremo.

-Visti i tempi che corrono, visto quello che viviamo, Malaitalia appare un pezzo decisamente azzeccato, soprattutto perché in questo caso racconta “ciò  che siamo”. E’ comunque una visione critica del nostro paese. Cosa cambiereste dell’Italia che “prende a calci la cultura” e che “vive nei talent”?

Per quanto riguarda la musica e l’arte  il modo in cui viene trattata! Ormai non c’è più interesse nel cercare la Libertà dell’essere, basta omologarsi a regole già preconfezionate. Un talent è solo un investimento per le Major…crea prodotti, li mette sul mercato e una volta consumati li butta nel cesto delle meteore passando al prodotto seguente. In poche parole: una catena di montaggio musicale poco artistica e molto industriale!

Anche per la politica, economia e religione, si potrebbe parlare per ore…e l’istruzione fatta di sensi unici? Quello che serve davvero all’Italia è l’uomo nuovo, che prenda coscienza di dove siamo e di cosa siamo! Solo così ci sarà un cambiamento facendo sì che i poteri forti e le false istituzioni perdano il loro terreno di coltura: l’ignoranza!

-Giovanissimi, vi ha conquistato la cultura hip hop, writing e rime. C’è un artista o un gruppo, in Italia o all’estero, che prendete a modello, che vi ispirano particolarmente?

Siamo in 7 in questa band, quindi non c’è un solo un gruppo che ci ha ispirati. Ognuno di noi ha portato con sé gli insegnamenti, le intuizioni e gli spunti che ha incontrato nella sua esperienza, incrociando così una serie di fattori che hanno determinato ciò che siamo ma vi assicuro che siamo solo all’inizio e l’evoluzione continua….

-Progetti futuri? 

Stiamo lavorando già ad un nuovo concept album…ma ne parleremo quando sarà il momento.

-C’è in programma di fare un tour?  

Ci sono in programmazione varie date per la promozione del disco, pochi posti ma giusti. Ci piace molto suonare live, è uno dei nostri punti di forza! 

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