‘Non ci siamo per nessuno’ – la tristezza gioiosa degli IMPERMEABILI – RECENSIONE

Si chiama ‘Non ci siamo per nessuno’ il disco d’esordio degli Impermeabili, (Simone Tangolo e Beppe Salmetti) duo di attori che dopo aver rivisitato in chiave di cabaret musicale, con musiche e testi originali, lo spettacolo teatrale “Romeo e Giulietta – L’ amore fa schifo ma la morte di più”, si cimenta nel suo primo disco di inediti.

L’album è costituito da otto tracce e diviso in tre atti: Amore, Morte e Fraintendimento.

La prima traccia è Una mini ballata postmoderna metropolitana il cui titolo rende perfettamente il tema della canzone: “Hei son qui che t’aspetto, aspetto l’ultimo cornetto, sono fuori dalla discoteca, sono mezza ubriaca”.

Dai toni decisamente più allegri la traccia successivaL’agenda’, quel tipo di brano che appena ti sembra di averlo compreso, cambia improvvisamente ritmo per esplodere in qualcosa di assolutamente spiazzante. Ascoltare per credere.

Ripiomba la tristezza con ‘L’ottovolante’, anche se forse più che di tristezza è di dualismo che si dovrebbe parlare. Sì, perché uno degli elementi più ricorrenti nel disco (come vedremo anche per l’ultima traccia) sono proprio due stati d’animo contrastanti a confronto: tristezza e allegria, positività e negatività, entusiasmo per la gioia di salire su una giostra capace di far provare emozioni fortissime, e allo stesso tempo il terrore, e il profondo senso di angoscia causati dall’altezza e dalla velocità.

La stessa dinamica è presente in ‘Salti d’amore’: amore e entusiasmo a bordo di una jeep color kaki che fornisce l’illusiorietà di un viaggio insieme, di una vita a due, che termina invece con una affermazione amara: “Passa pure con la tua jeep sopra le dune del mio cuore”.

Scelta tra le più degne di nota dell’ intero album è sicuramente quella di inserire due tracce speculari: La canzone esistenzialista (traccia 3) e La canzone bipolare (traccia 8).

La canzone esistenzialista è un brano dai toni decisamente ironico-riflessivi, con un videoclip assolutamente memorabile (da guardare fino in fondo), che vede protagonista un cane intento a compiere piccole attività quotidiane con fare malinconico.



La canzone bipolare, ultimo pezzo dell’album, è forse quello in cui emergono di più le doti attoriali dei due. Tra il comico e il satirico il pezzo è un prodotto assolutamente assurdo, destinato a entrare in testa all’ascoltatore con quel suo: “Sono bipolare, sono bipolare, sono bipolare, sono bipolare, sono bipolare, sono bipolare”.

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