‘Live at Pompeii’: il mito che torna 45 anni dopo

Un passaporto smarrito, una location che improvvisamente appare quella giusta. E, soprattutto, una grande idea in testa. E così il regista Adrian Maben decide di regalare al mondo un film-documentario-concerto che avrebbe fatto la storia della musica internazionale: Live at Pompeii. Il 7 e 8 luglio David Gilmour suonerà di nuovo tra le rovine di Pompei, rievocando in parte quell’evento straordinario di 45 anni fa. Maben concepì l’idea per il film proprio nel 1971. Dopo un primo tentativo, respinto dalla band, il ritorno alla carica. E’ estate quando il regista va in vacanza in Italia con la fidanzata e, nel tentativo di recuperare il suo passaporto che credeva aver smarrito durante una visita alle rovine di Pompei, tornò al crepuscolo nell’antico Anfiteatro Romano e lo considerò la location perfetta per i Pink Floyd ‘in azione’. Fu così, dopo il sì della band e della soprintendenza, che si decise per le riprese ad ottobre. Dovevano essere sei giorni di riprese, alla fine furono 4. I Pink Floyd insistettero per suonare dal vivo, cosa che comportò il trasporto in Italia, con dei camion, di tutta la loro attrezzatura da concerto, assieme a un impianto per la registrazione . Arrivati sul posto i tecnici capirono che non avrebbero potuto avere elettricità sufficiente.

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E l’inconveniente fu risolto portando la corrente elettrica sul luogo direttamente dal Municipio locale, attraverso un lunghissimo cavo che percorreva le strade della cittadina campana. Per questo motivo i tempi effettivi di ripresa si ridussero a soli quattro giorni, dal 4 al 7 ottobre del 1971. La band eseguì dal vivo tre brani: la prima metà ed il finale di Echoes, One of These Days, e A Saucerful of Secrets; ciascun brano venne eseguito in sezioni separate, poi montate assieme. Maben ha rivelato che diverse bobine di pellicola andarono smarrite subito dopo le riprese: questo, fra l’altro, spiegherebbe perché il brano One of These Days include quasi esclusivamente inquadrature del batterista Nick Mason, il quale ha confermato la vicenda nella sua autobiografia del 2004.

I Pink Floyd, Roger Waters, Nick Mason, Richard Wright e David Gilmour, diedero vita ad un evento straordinario, forse unico nel suo genere, tra le rovine di Pompei: un vero e proprio concerto senza pubblico, se si escludono i tanti operatori e tecnici che lavorano alle riprese. La band inglese registro’ brani straordinari come Echoes, part I e II, A Saucerful of Secrets, Careful with That Axe, Eugene, One of These Days: in quest’ultimo brano Mason perde una bacchetta durante l’assolo alla batteria, ma il passaggio non viene tagliato perche’ abilmente ‘mascherato’ dallo stesso Mason. Altri brani finiti nel documentario sono stati registrati in studio, in preparazione dell’album Dark side of the Moon.

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Durante le riprese del film, Maben e gli stessi Pink Floyd erano convinti di essere i soli all’interno dell’Anfiteatro per accorgersi poi, solo al termine del live, di essere stati “spiati” in silenzio da occhi indiscreti. Un gruppo di ragazzi di Pompei, infatti, era riuscito ad eludere i controlli e a guadagnare una posizione privilegiata riuscendo ad assistere al concerto.

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