GILMOUR AL CIRCO MASSIMO, EMOZIONE SENZA FINE (foto)

Infinito. E per fortuna. Perché di questo passo, pensare anche solo lontanamente ad un David Gilmour lontano dal palco, vista la non più giovane età, può sembrare quantomeno assurdo. Nel concerto che chiude la due giorni nella Capitale in un antico ‘circo’ romano come il Circo Massimo il chitarrista dei Pink Floyd ha incantato ancora una volta i 13mila accorsi ad ammirarlo, andando ben oltre le due ore e trenta effettive di concerto, senza quasi risparmiarsi mai (due le soste, pochi minuti in tutto), passando da Rattle That Lock, la sua ultima fatica da solista, al repertorio floydiano, rivisitando pezzi storici, rendendoli se possibile ancor più incredibili. Con la sua straordinaria chitarra ha aperto con brani appunto dell’ultimo disco, compresa l’omonima Rattle That Lock, proseguendo con pezzi storici come Shine On You Crazy Diamond e Wish You Were Here, mandando in estasi il pubblico, da chi le conosceva a memoria, a magari curiosi e affamati di grande musica che hanno avuto la fortuna di sentire pezzi così belli per la prima volta dal vivo. Straordinaria anche la versione di Fat Old Sun. E poi ancora High Hopes, Sorrow, Money, Coming back to life, The Girl In The Yellow Dress, il brano jazz scritto dalla moglie Polly Samson. Regalando, in ogni pezzo, assoli di chitarra da spellarsi le mani per gli applausi.

E poi i bis, con Time, Run Like Hell e Comfortably Numb. Straordinariamente e unicamente David Gilmour.

AGA

 

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