Spettacolo Iron Maiden a Roma

Gli Iron Maidensono tornati nella Capitale. A distanza di nove anni dall’ultima apparizione (all’epoca suonarono allo Stadio Olimpico), Steve Harris e compagni hanno portato anche a Roma il Book Of Souls World Tour, chiudendo da headliner la bill di Sonisphere Festival. La giornata, caldissima nelle prime ore pomeridiane, ha vissuto un liberatorio momento di refrigerio grazie a un rapido acquazzone sceso durante il set degli Anthrax, leggendaria thrash metal band americana, acclamatissima da un pubblico che era già stato scaldato a dovere dallo show dei Saxon. Manna dal cielo per gli appassionati di sonorità anni ottanta insomma, legati ai tempi in cui la New Wave Of British Heavy Metal e l’onda d’urto della Bay Area americana sconvolgevano intere generazioni di amanti della musica dura.

Gli Iron Maiden dicevamo. Capostipiti, insieme a Judas Priest e ai numi tutelari Black Sabbath, Deep Purple e Led Zeppelin della musica del diavolo ancora più cupa e pericolosa di quella degli antesignani Stones. Piatto forte della scaletta degli inglesi, ben sei brani dall’ultimo (e fortunatissimo, certificato Disco d’Oro anche in Italia) The Book Of Souls, oltre ovviamente ai ben noti cavalli di battaglia rispondenti al nome di The Trooper, Fear Of The Dark, Hallowed Be Thy Name e The Number Of The Beast. Recuperate, per la gioia dei fan più conservatori, anche gemme del calibro di Children Of The Damned e Powerslave, oltre alla chiusura affidata a Wasted Years, brano del 1986. Un palco monumentale, dove visual e backdrop si alternano supportati da un impianto luci eccellente, sovrastato da due mega passarelle laterali (che tolgono tuttavia visibilità a chi sta ai lati) su cui Bruce Dickinson scorrazza indisturbato, cambiando più di una volta i vestiti di scena. L’Air Raid Siren sembra perfettamente ristabilito dalla disavventura capitatagli un anno fa (il cantante ha sconfitto un tumore alla lingua) e non sta fermo un attimo, mentre mette in fila una serie di vocalizzi impressionanti. Il resto del gruppo è vicino (o ha, nel caso di Steve Harris e Nicko McBrain, superato) ai Sessanta, eppure sul palco mostra una vitalità degna di un sestetto di adolescenti.

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Il pubblico supporta senza sosta i propri eroi, cantando ritornelli e cori d’ordinanza anche recenti (vedere alla voce The Red And The Black), tollerando anche qualche problema di sound occorso nei primi pezzi del set. Si finisce tra grandi applausi e ovazioni, nella speranza che i Maiden non attendano altri nove anni prima di rifarsi vedere a Roma e dintorni.

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Credits: Roberto Panucci

RED

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