CLAPTON: Avrei dovuto tirare le cuoia, mi hanno strappato dalla porta dell’inferno (VIDEO)

“A rigor di logica avrei dovuto tirare le cuoia molto tempo fa. Per non so quale motivo, mi hanno strappato via dalla porta dell’inferno e mi hanno dato una seconda possibilità”. E’ una intervista ‘a cuore aperto’ quella che Eric Clapton ha rilasciato al mensile Classic Rock, pubblicata nel numero di agosto.

Lo straordinario chitarrista britannico non ha tralasciato nulla del suo passato, ricordando le sue esperienze artistiche, le sue collaborazioni, ma pure i suoi problemi con la droga. E il suo attuale stato di salute che non è certamente dei migliori: “Nell’ultimo anno non sono stato un granché- ha detto- Tutto è iniziato con dei dolori alla schiena che poi si sono evoluti in quella che chiamano neuropatia periferica”. In pratica, ha spiegato, “ti sembra di avere continuamente delle scosse alla gamba. E ho dovuto trovare anche un modo di venire a patti con altre noie che sono arrivate con l’età”. Clapton ha poi spiegato di essere riuscito “a riprendermi dall’alcolismo e dalla tossicodipendenza, per cui considero un dono il fatto di essere ancora vivo”.

Premessa evidentemente difficile da fare anche per lo stesso Clapton. Che poi ha ricordato i suoi (straordinari) trascorsi con band come Yardbirds, Blues Breakers, Cream, Blind Fait, Derek&The Dominos. Oltre al suo periodo solista.

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Del periodo Yardbirds, considerati rivali dei Rolling Stones, ha detto che per un periodo, forse quello iniziale, “più o meno fossimo allo stesso livello”. Quello dei Blues Breakers, invece, “era l’ambiente perfetto per me” e il secondo disco di John Mayall, ‘BLUES BREAKERS WITH ERIC CLAPTON’ del 1966 “fu una sessione di registrazione perfetta” e addirittura “bastò una sola prova per tutto”. Con i Cream, invece, “ci divertivamo come pazzi”. Invece con i Blind Faith “ci prese il panico, ero terrorizzato”. E ancora: “Se vuoi uccidere un gruppo, inizia a chiamarlo ‘supergruppo’”. I Derek&The Dominos, invece, furono “uno dei gruppi migliori con cui abbia mai lavorato”.

Infine, il Clapton solista: “Non so come sono sopravvissuto, specialmente agli Anni 70” anche perché “bevevo tre bottiglie di brandy, mandavo giù la codeina a manciate e stavo per tirare le cuoia. E non mi ricordo niente. E’ stupefacente essere ancora vivo”. E non solo. C’era anche l’eroina nella vita di Clapton. Che la sniffava invece di iniettarla: “Ma forse questo mi ha salvato, perché spararsela in vena la rende molto più pericolosa”. Uno stile di vita complicato, ma superato grazie a…”quello che mi salvò fu la musica”.

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  Oggi Eric Clapton si sente “benedetto”, sa di avere “una famiglia stupenda” e “posso ancora suonare. Voglio dire, a volte è dura, a livello fisico, diventare vecchi è dura. Ma amo ancora suonare. Mi siedo in un angolo del salotto con la chitarra e suono tutta la mattina, e poi nel pomeriggio mi riposo…La vita è bella”.

 

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AGA

 

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