Mason: Io, Roger, David, la reunion e Syd, vi racconto tutto… (video)

Il rapporto con Roger, quello tra David e lo stesso bassista. E poi ancora i Pink Floyd, l’idea che il primo contratto non sarebbe andato oltre un anno. E tanto altro ancora. Nick Mason, batterista dei Pink Floyd, si racconta e racconta i Pink Floyd in una bella e lunga intervista a Paris Match, il magazine francese.

Dalla reunion mancata, che Nick avrebbe voluto fortemente, alle immagini di repertorio scoperte dalla tv belga alla consapevolezza di aver fatto una musica d’avanguardia, che andava già oltre.

Io e Roger: “Ho ammirazione per lui e per il suo lavoro. Noi siamo amici ancora oggi e questa amicizia è più importante di tutto. E’ sul piano lavorativo che non siamo sempre riusciti a comprenderci. Abbiamo dovuto trovare la maniera migliore di collaborare, ma siamo arrivati a comprendere come mettere in musica quello che volevamo. Avevamo un obiettivo comune, ci siamo arrivati nonostante le nostre differenze. E sono queste differenze che ci hanno permesso di riuscire”.

Io e i Pink Floyd: “Abbiamo leggermente intellettualizzato il rock, non amavamo l’idea di una musica ‘mainstream’. Non avevamo l’idea del culto della personalità. Non eravamo delle rockstar, immediatamente riconoscibili. Il leader? Vedendo gli altri, c’erano Mick e Keith, John e Paul, Robert e Jimmy. Da noi, tutti contribuivano a fare tutto, anche se Roger e io eravamo più implicati nel business e nell’aspetto ‘visivo’ della nostra musica. Il vero leader avrebbe dovuto essere Syd Barrett, all’inizio era lui a scrivere la maggior parte delle nostre canzoni. In generale chi scrive le canzoni prende il sopravvento sugli altri. Ma noi, in teoria, funzionavamo in democrazia”.

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Noi e Syd Barrett: “Come abbiamo reagito all’addio a Syd? Eravamo sicuri di poter continuare senza di lui, avevamo fiducia in quello che facevamo. Sapevamo che non sarebbe mai tornato, ricordo che quando è andato via per noi è stato un sollievo, almeno avremmo potuto andare avanti, fare dei concerti. Guardando indietro, ed è un po’ dura, avremmo potuto agire diversamente. Ma non sapevamo cosa fare…”.

Io e i Pink Floyd/2: “Mi sento imbarazzato nel rivedermi cinquant’anni fa. Ho visto delle foto e delle immagini della tv belga, delle cose che avevo totalmente dimenticato. Noi non immaginavamo che sarebbe durato. Io in ogni caso non avevo una visione a lungo termine. Quando abbiamo firmato un contratto con Emi nel 1967 pensavo che sarebbe durato un anno… Roger non era del mio avviso, aveva una visione più ampia.

Io e i Pink Floyd/3: “Quando ho capito che la nostra musica era avanti? Dopo ‘Dark Side of the Moon’. L’album ha passato oltre un anno in testa alla classifica americana. Lì ho compreso che qualche cosa era successo. E per quanto eravamo occupati, non abbiamo avuto il tempo di riflettere. Noi pensiamo ai progetti successivi. Al di là del disco, è stato anche un momento in cui le nostre vite sono cambiate. Stavamo cominciando a sposarci, avere figli. Fino ad allora siamo stati insieme ventiquattro ore su ventiquattro”.

Io, Roger e David: “Se loro fossero stati meno contrari l’uno con l’altro forse non avremmo fatto questo buon lavoro. La sola cosa che avrebbe potuto riunire il gruppo sarebbe potuto essere un evento come il ‘Live 8’, come nel 2005. Ma la posta in gioco era alta, si tratta di cambiare il mondo….”.

Io e i Pink Floyd/4: “Pink Floyd fa parte del passato. David è stato abbastanza chiaro, mi sembra, quando abbiamo promosso l’ultimo album, ‘The Endless River’ nel 2014. Ma la nostra musica risuona ancora come contemporanea, come quella dei Rolling Stones o dei Beatles”.

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