Gilmour e i Pink Floyd: 49 anni fa si fece la storia (VIDEO)

Una Bentley, direzione Southampton. Un quintetto, nato per diventare quartetto che da 50 anni strega milioni di appassionati di musica di tutto il mondo. Nessuno di loro poteva immaginare che da lì a poco, era il 1967, avrebbero fatto la storia della musica. Soprattutto uno di loro, fino a qualche tempo prima, ‘modello’ per necessità: “Pagavano cinquanta sterline al giorno. Dissi subito che ci stavo. Non ero un vero modello né niente di simile, ma se hai la possibilità di acchiappare un lavoro come quello, per l’equivalente di tre settimane di concerti, ti ci fiondi!”. (da ‘Tutte le canzoni dei Pink Floyd’, The Lunatics).

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Tutto questo accadeva 49 anni fa, dicembre del 1967.

David Jon Gilmour, chitarrista ventenne, aveva all’attivo, per così dire, due band. I Flowers, nati come Bullitt (il nome fu cambiato per ragioni commerciali), un trio formato con il bassista Rick Willis e con il batterista Willie Wilson. Con entrambi veniva dall’esperienza Jokers Wild, una blues band in cui, tra gli altri, aveva suonato anche Dick Parry, l’inconfondibile sassofono di Dark Side Of The Moon e Wish You Were Here: Parry, infatti, appare in 3 album dei Pink Floyd, compreso The Division Bell, e in tour come quello del 1994.

https://youtu.be/lHcSklSlE_M

Tornando a Gilmour-Pink Floyd, il chitarrista di Cambridge, come detto, fu contattato a dicembre da Nick Mason. Avevano bisogno di un chitarrista che sapesse anche cantare. Il declino di Syd Barrett, infatti, era iniziato da tempo. A far precipitare la situazione l’idea di allargare la band da parte dello stesso Syd, proprio alla fine del 1967: “Era saltata fuori questa grande idea- disse Roger Waters- di allargare il gruppo aprendo le porte a due tipi strambi che Syd aveva conosciuto chissà dove. Uno suonava il banjo, l’altro il sassofono. A noi non interessava neanche un po’ ed era ovvio che il momento critico era arrivato”. (da ‘Tutte le canzoni dei Pink Floyd’, The Lunatics).

Il 6 dicembre di quell’anno la band tenne un concerto al Royal College Of Art e Gilmour era tra il pubblico. Il contatto decisivo tra il batterista Nick Mason e Gilmour, dopo un primo approccio qualche giorno prima, ci fu  dopo Natale, dopo il concerto all’Olympia.

 

Peter Jenner (ancora dal libro dei Lunatics), ricorda così l’audizione di Gilmour: “Ricordo l’audizione di Dave ad Abbey Road. Qualcuno disse ‘Avanti Dave, facci sentire il tuo Hendrix’. E ne uscì un suono straordinario, davvero incredibile. Suonava come Hendrix e sapeva richiamare anche Syd, sia con la voce sia con la chitarra. Ecco perché lo volevamo, anche se sentivamo che la creatività del gruppo spettava ancora a Barrett”.

Dopo di allora, Gilmour entrò in pianta stabile nella band,Richard Wright, Nick Mason e l’amico/nemico Roger Waters, già ai primi di gennaio. Il quintetto, nato per tornare quartetto (Barrett non poteva più esibirsi dal vivo, Gilmour lo avrebbe sostituito), si esibì in alcuni concerti di prova, finché fu evidente che non fu più possibile andare avanti.

 

Fino a quella sera di Southampton, su quella Bentley. A chi chiese “allora, lo andiamo a prendere Syd?”, Waters rispose, secco: “Oh, no! Stasera no!”. Fu il primo passo verso l’uscita del genio folle che aveva voluto i Pink Floyd e l’ingresso di Gilmour.

   Con i Pink Floyd ha inciso 14 album, 3 come leader e compositore principale, ovvero A Momentary Lapse of Reason, The Division Bell e The Endless River. Con Waters, il cui addio avvenne dopo The Final Cut del 1983, album che hanno fatto la storia della musica come A Saucerful of Secrets, More,  Ummagumma, Atom Heart Mother, Meddle, Obscured by Clouds, The Dark Side of the Moon, Wish You Were Here, Animals, The Wall. E The Final Cut.

 

 

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