IL ‘BOOTLEG’ DEI ‘FLEURS DU MAL’, INFINITAMENTE BLUES (video)

Se il tempo sembra non passare mai. Perché la grinta è la stessa, la voglia di suonare anche. Se dopo oltre 30 anni di carriera di cose da dire ce ne sono ancora “e sono tante”, vuol dire che la passione non finisce mai.
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=uHiFHl8Ov_U&w=560&h=315]
I Fluers Du Mal dal 1983 sono sulla scena underground italiana, esponenti di un blues rock a cui hanno dato un’identità ben precisa, fatta di pezzi inediti, pieni di grande carica. All’attivo 7 album su cd e 2 su vinile, hanno recentemente presentato l’ultima fatica, ‘Bootleg’, ovvero il primo disco dal vivo: anche questo, un album che mescola blues, funky, rock, con la slide guitar di Stefano Iguana, leader, voce, fondatore del gruppo, con i sax di Graziella Olivieri e Clemente Verdicchio, il basso di Roberto Cruciani e la batteria di David Miccinilli.
   Dangeofmusic li ha avvicinati per provare a scoprire qual’è il segreto di questa longevità, di questa carica incredibile e infinita dei Fleurs Du Mal. Per questo, siamo andati anche ad un loro concerto in uno storico locale romano, ‘L’Asino che vola’.
“Il gruppo nasce dalle ceneri del mio gruppo di scuola- ci racconta Stefano ‘Iguana’- Venivamo da un periodo in cui c’era stato il punk di mezzo, che aveva cancellato quello che c’era prima. Mi venne così questa idea, ho pensato al nome ‘Fluers du Mal’ per un gruppo che fa rock alternativo, fuori dagli schemi. Ho pensato ad un nome maledetto, poetico, per iniziare questa avventura. Così è nato il progetto Fleurs Du Mal”.
20170118_232022Inizialmente, ricorda ancora Iguana “suonavamo rock, poi ci siamo evoluti, siamo passati attraverso il periodo new wave, erano gli Anni 80. Ma dell’epoca, forse a Roma eravamo il gruppo più rock: tutti avevano tastiere e batterie elettroniche, noi chitarra, basso e batteria”. Dal rock al blues: “Siamo tornati alle origini, abbiamo esplorato il blues, poi abbiamo trovato un nostro modo di suonare nel corso degli anni”, come confermato dalla scelta di “mescolare generi. Noi non facciamo un blues tradizionale: noi mettiamo insieme rock, blues, latin rock, funky”.
La band di Iguana si distingue da molte altre anche per la scelta di non suonare pezzi altrui: “Con il gruppo mai fatte cover. Forse nel set acustico, magari mettiamo qualche standard di blues e swing, reinterpretato. Ma noi facciamo tendenzialmente brani originali. Negli Anni 80 la scena romana era fertile”, ricorda, prima dell’avvento “delle cover band, cosa ora passata di moda. Si torna forse al passato, anche se non agli Anni 80, quando se facevi una cover, la reinterpretavi”.
   Tornando a ‘Bootleg’, 13 sono le tracce registrate sull’album, si va da brani scritti nel 1995 al 2012. Insomma una bella fetta di storia di una band che ancora oggi ha molto da dire, che passa dal sociale, dalla questione infinita dei migranti che sbarcano nel nostro paese, come con la canzone ‘800 fantasmi’, fino ad un argomento più leggero come la sopravvivenza del rock in Italia: “Fare musica senza avere niente da dire non ha senso”, come non avrebbe senso farlo  “con gli slogan, troppo facile. Meglio andare in profondità. Noi siamo degli ‘highlander’ e questa cosa ci piace, siamo orgogliosi di esserlo”.
Intanto, l’attività del gruppo entra nel vivo per questo 2017: “Il 3 febbraio abbiamo questo Festival blues a San Lorenzo, di cui siamo promotori e siamo alla quarta edizione che faremo al cinema Palazzo. In Primavera ci aspetta il tour europeo che facciamo tutti gli anni, in Svizzera, Olanda e Belgio. Lo facciamo da oltre 20 anni, ci siamo fatti un nome nel circuito dei blues club”.
  Infine, Iguana svela un sogno, anzi più di uno: “Se potessi suonerei con Buddy Guy e Keith Richards, i chitarristi che più mi hanno ispirato. Hendrix? E’ in cima a tutti, ma suonare con lui è un po’ più complicato…”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *